In tre stanno scontando una condanna a dieci anni per omicidio preterintenzionale

È un agire congiunto quello con cui giudici della Cassazione hanno chiuso processualmente il caso dell’omicidio di Emanuele Fadani (nella foto). Lo hanno fatto nel 2013 respingendo i ricorsi della...
È un agire congiunto quello con cui giudici della Cassazione hanno chiuso processualmente il caso dell’omicidio di Emanuele
Fadani (nella foto). Lo hanno fatto nel 2013 respingendo i ricorsi della difesa e confermando la condanna di secondo grado per Danilo Levakovic e Sante Spinelli: i due rom assolti in primo grado e condannati in secondo per concorso in omicidio preterintenzionale scontano dieci anni di reclusione come Elvis Levakovic, il giovane rom con cui erano quando, la sera del 10 novembre 2009, quest'ultimo sferrò il pugno mortale all'imprenditore Emanuele
Fadani. Per i giudici d'Appello, infatti, i due quella notte erano con Elvis e sono moralmente responsabili. «La caratteristica che mette insieme il concorso morale dei tre», hanno scritto nelle motivazioni i magistrati dell'Aquila, «oltre al colpo sferrato da uno solo è l'agire congiunto». E' questo agire congiunto fu uno dei capisaldi dell'inchiesta della Procura teramana che nel rito abbreviato del primo grado aveva chiesto trent'anni per tutti e tre: un'azione collettiva e non individuale, maturata al termine di un litigio tra Fadani e un suo amico da una parte e i tre rom dall'altra.
Fadani (nella foto). Lo hanno fatto nel 2013 respingendo i ricorsi della difesa e confermando la condanna di secondo grado per Danilo Levakovic e Sante Spinelli: i due rom assolti in primo grado e condannati in secondo per concorso in omicidio preterintenzionale scontano dieci anni di reclusione come Elvis Levakovic, il giovane rom con cui erano quando, la sera del 10 novembre 2009, quest'ultimo sferrò il pugno mortale all'imprenditore Emanuele
Fadani. Per i giudici d'Appello, infatti, i due quella notte erano con Elvis e sono moralmente responsabili. «La caratteristica che mette insieme il concorso morale dei tre», hanno scritto nelle motivazioni i magistrati dell'Aquila, «oltre al colpo sferrato da uno solo è l'agire congiunto». E' questo agire congiunto fu uno dei capisaldi dell'inchiesta della Procura teramana che nel rito abbreviato del primo grado aveva chiesto trent'anni per tutti e tre: un'azione collettiva e non individuale, maturata al termine di un litigio tra Fadani e un suo amico da una parte e i tre rom dall'altra.

