In trecento per l’ultimo saluto a Rocci

Nella chiesa di Santa Maria Assunta i funerali dell’ingegnere 81enne. Il ricordo commosso del sindaco e genero Nugnes
ROSETO. Il ricordo commosso di don Pietro, che ha condiviso l’esperienza del periodico “Piccola Città”, e le parole commosse del sindaco Mario Nugnes, coinvolto soprattutto come genero, evidenziano quanto Tito Rocci sia stato importante per la storia di Roseto.
Circa 300 persone ieri nella chiesa di Santa Maria Assunta si sono strette attorno alla moglie Concetta, e ai suoi cinque figli, Maria Chiara, Annalisa, Marta, Giammarco e Ottavia, per l’ultimo saluto all’ingegnere Tito Rocci, 81 anni, da tempo malato di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. In prima fila Mario Nugnes, sindaco nonché genero di Rocci, insieme alla moglie Marta e agli altri familiari, e tra i banchi diversi membri dell’amministrazione comunale, amici, ex sindaci, rappresentanti delle forze dell’ordine locali e tanti focolarini, persone che con Rocci hanno condiviso l’esperienza del movimento politico per l’Unità del movimento dei Focolari. «Tutta la sua vita, con tutte le sue peripezie», ha detto don Pietro nell’omelia, «è stata nel segno dell’amore di Dio. Ricordo tante cose di lui, il suo impegno, il suo amore per la famiglia e per la città, e le tante produzioni letterarie che ha realizzato prima e durante la malattia”. Al termine della lunga funzione il sindaco, visibilmente commosso, ha voluto dare testimonianza di quello che Tito Rocci ha rappresentato per Roseto. «Una vita in cui si è messo in gioco, in maniera costante e crescente», ha detto Nugnes, «sempre attento ai particolari con una visione generale, capace di conciliare passato, presente e futuro. Amico di tante persone, dalle relazioni ha tratto linfa e delle relazioni ha fatto uno stile di vita».(l.v.)
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