In Vibrata tremila nuovi posti di lavoro

Lanciotti: aumentate in tre anni occupazione e imprese nel commercio e nella ristorazione, ma l’area di crisi va rimodulata
VAL VIBRATA. Aumentano le imprese e gli occupati, in Val Vibrata, rispetto agli anni bui. Un incremento che non mette al sicuro il sistema economico della zona, però. È questo il nocciolo della relazione fatta dal presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, davanti a una delegazione della commissione industria, commercio e turismo del Senato, lunedì scorso sulla situazione dell’area di crisi complessa Vibrata-Tronto.
«Dall’analisi degli ultimi tre anni, relativa ai periodo 1° trimestre 2016-1°trimestre 2019, si rileva una tendenza all’allargamento della base imprenditoriale nell’area, che si quantifica in un incremento di 398 imprese registrate al registro delle imprese, delle quali 344 sono imprese attive. Il numero di imprese attive in Val Vibrata passa da 10.944 del 2016 a 11.288 del 2019», spiega Lanciotti. Un incremento dovuto non tanto alle industrie, quanto alle imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio (+110), seguite dalle attività di alloggio e ristorazione (+100). Le attività manifatturiere mantengono invariato lo stock di imprese attive, mentre continua l’emorragia delle imprese del settore delle costruzioni edili (-40).
«Per l’aspetto occupazionale, si rileva un dato sorprendente», sottolinea il presidente, «soprattutto per quanto concerne la grandezza dei valori, registrando un incremento nel triennio considerato di oltre tremila addetti. Dal punto di vista settoriale le dinamiche migliori si rilevano per le attività di alloggio e ristorazione (+897 unità), per le attività manifatturiere (+596), per il settore del commercio all’ingrosso ed al dettaglio (+440). In calo gli addetti nelle imprese del settore edile (-136)».
Sulla base di questi dati, Lanciotti, davanti a una nutrita delegazione di senatori, ha dunque sottolineato che la Vibrata «è una realtà che cresce sia dal punto di vista occupazionale che delle imprese attive. E aumenta anche l'export. Ma la ricostruzione post terremoto non parte, non a caso l'unico settore in negativo è quello delle costruzioni. Abbiamo poi affrontato la questione delle risorse messe a disposizione dell’area di crisi complessa. La fascia di progetti da 1,5 a 20 milioni l'avevamo detto che non era adatta alla tipologia di aziende della Vibrata, infatti così è stato. Sono avanzate risorse (10 milioni, ndr) che devono restare in Vibrata. Va tarato meglio, poi, il minimo dell'importo finanziabile, che è stato fissato troppo in alto per le imprese in Vibrata che sono soprattutto piccole (da 50mila a 400mila euro, ndr): se si abbassava a 25mila non sarebbe stato sbagliato». E poi ha evidenziato un problema che sull'erogazione dei fondi che le aziende devono investire, in parallelo ai fondi statali: «le banche fanno difficoltà a concedere finanziamenti, nonostante la garanzia dei Confidi. E' un problema, soprattutto per piccole e medie imprese, si dovrebbe immaginare un fondo a sostegno delle garanzie per le aziende in graduatoria. È un peccato non far andare avanti un bel progetto già coperto dal contributo perchè le banche non fanno credito alle aziende», conclude Lanciotti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

