Inaugurato il piccolo sacrario delle penne nere teramane

È il primo monumento in Italia che commemora i caduti della battaglia di Selenyj Jar in Russia Il presidente nazionale Favero (Ana): deve ricordare ai giovani che i doveri vengono prima dei diritti
TERAMO. Da ieri Teramo ha il suo piccolo sacrario degli alpini. Un monumento che ricorda la pagina forse più eroica, certamente più tragica, delle penne nere abruzzesi in guerra: Selenyj Jar, ovvero la battaglia detta “di Natale” o “del quadrivio insanguinato”. In quel luogo sperduto nella steppa russa, tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, il battaglione alpini L’Aquila insieme ad altri due reparti resse per quasi un mese, in condizioni climaticamente impossibili e in netta inferiorità di uomini e mezzi, agli attacchi dell’armata rossa. L’obiettivo di coprire la ritirata del Corpo d’armata italiano fu centrato a carissimo prezzo: dei 52 ufficiali, 52 sottufficiali e 1752 alpini che costituivano il battaglione tornarono in Italia tre ufficiali e 159 tra sottufficiali e alpini. Tra chi è per sempre rimasto nella steppa c’erano 123 penne nere della provincia di Teramo. E i loro nomi sono incisi nella pietra del monumento che il gruppo dell’Ana di Teramo ha inaugurato ieri alla presenza del presidente nazionale dell’associazione alpini, Sebastiano Favero. Il monumento, che sorge nell’area verde davanti alla baita alpina di viale Cavour, ha ai lati la riproduzione in bronzo del quadrivio che gli alpini difesero strenuamente in Russia e una campana che d’ora in avanti suonerà ogni sera per ricordare quel sacrificio.
A dare ancora più valore all’opera, fortemente voluta dagli alpini teramani guidati da Tonino Di Carlo per celebrare i 90 anni del gruppo Ana cittadino, c’è il fatto che è il primo monumento in Italia che ricorda la battaglia di Selenyj Jar. Un primato evidenziato nel suo intervento dal sindaco Gianguido D’Alberto, che ha sottolineato il legame storico della città con gli alpini e concluso: «Ancora ai giorni nostri, gli alpini continuano ad assicurare la loro presenza competente, umanissima, preziosa e insostituibile, nelle drammatiche situazioni di difficoltà in cui il territorio si è trovato e si trova, non ultima proprio quella del Covid-19. Sono ancora con noi, con le caratteristiche che li rendono così vicini alla gente. Proprio per questo, il monumento acquisisce un significato di straordinaria attualità, pur evocando un episodio del passato».
La continuità passato-presente è evidenziata anche dal neo comandante del 9° reggimento alpini, erede del battaglione L’Aquila, il colonnello Gianmarco Laurencig, presente ieri a Teramo insieme ad altri ufficiali e sottufficiali del reparto, che ha fornito alla cerimonia il picchetto d’onore: «L’episodio di Selenyj Jar ha un enorme rilievo, giornalmente ne alimentiamo la memoria perché è uno degli atti più eroici nella storia dell’esercito. Questo sentimento di continuità ci serve per fare bene il nostro lavoro».
Il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano Favero, aggiunge: «Questi “punti di ricordo”, preferisco chiamarli così piuttosto che monumenti, servono a far capire alle nuove generazioni il senso di quel sacrificio. A Selenyj Jar hanno fatto il proprio dovere fino in fondo e il dovere viene prima dei diritti, questo i giovani devono capirlo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

