Incendiò il portone del suo legale Scatta il divieto di entrare in città

3 Aprile 2018

Foglio di via per il cinquantenne che in meno di 24 ore ha strappato la bandiera in tribunale e poi si è denudato in questura prima di appiccare l’incendio all’ingresso dello studio dell’avvocato

TERAMO. Dovrà restare fuori Teramo l’uomo che in meno di 24 ore ha strappato la bandiera davanti al tribunale, si è denudato in questura e, infine, ha incendiato lo zerbino dello studio del suo avvocato per poi chiamare i vigili del fuoco e denunciarsi alla polizia. Per il 50enne pugliese, da tempo residente nel Teramano, è arrivato il foglio di via della questura che gli vieta di mettere piede nel capoluogo.
Il foglio di via si aggiunge alla denuncia per vilipendio alla bandiera e per danneggiamento in conseguenza di incendio doloso arrivata dopo il raid messo a segno tra venerdì e sabato con l’uomo finito per tre volte nel reparto di psichiatria dove i medici non hanno ritenuto esserci le condizioni per un ricovero.
Il 50enne, proveniente dalla Puglia ma da tempo residente a Teramo, qualche anno fa ha finito di scontare una delle ultime condanne per cumulo di pena ed è tornato in libertà. Non ha dimora, non ha familiari. Nel suo passato una permanenza all’ospedale psichiatrico di Secondigliano (oggi chiuso come tutti gli altri Opg) dopo una valutazione di persona socialmente pericolosa.
Tutto è iniziato venerdì mattina quando l’uomo si è presentato all’ingresso del tribunale, molto probabilmente con l’intento di avvicinare quel giudice che nel 2013 lo ha condannato per rapina. Il servizio di vigilanza all’ingresso di palazzo di giustizia lo ha subito bloccato e lui, per vendicarsi, ha strappato un pezzo del tricolore issato all'esterno del palazzo di giustizia. Nel pomeriggio si è presentato in questura e si è denudato all’esterno degli uffici. E’ stato portato dalla polizia in ospedale e dimesso dopo un controllo in psichiatria. Qualche ora dopo ha colpito lo studio del suo legale Luigi Ranalli, che lui stesso in alcune delle tante lettere che gli ha scritto ha definito «la sua famiglia». L’avvocato, in questi anni, si è occupato della sua difesa in svariati procedimenti in corso in diversi tribunali italiani (l’ultima udienza a metà marzo a Napoli). Ma evidentemente è bastato il rifiuto di un appuntamento per impegni di lavoro del professionista a scatenare la sua reazione. Così all’alba di sabato è riuscito ad entrare nell’androne del palazzo in cui si trova lo studio, in viale Mazzini, e a dare fuoco allo zerbino con le fiamme che hanno danneggiato il portone e allarmato tutti gli inquilini dell’edificio che sono stati fatti uscire.(d.p.)
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