Inchiesta Castrum, l’accusa ottiene il processo lampo

Giudizio immediato dal 15 dicembre per gli otto agli arresti domiciliari
TERAMO. La più grande indagine sulla corruzione nella pubblica amministrazione condotta negli ultimi anni in provincia di Teramo, battezzata Castrum e avente come epicentro il Comune di Giulianova, potrebbe sfociare in un processo lampo per gli otto indagati finiti agli arresti nel maggio scorso. La Procura della Repubblica di Teramo ha infatti chiesto e ottenuto il giudizio immediato, e l’apertura del processo è stata fissata al prossimo 15 dicembre. Ma che il processo si celebri con l’immediato per tutti e otto gli interessati appare improbabile: i loro difensori ora hanno 15 giorni di tempo per presentare richiesta di riti alternativi. C’è chi potrebbe chiedere di essere processato con il rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo sulla pena, e chi addirittura scegliere di patteggiare. È presto per saperlo, i legali valuteranno con i rispettivi assistiti le strategie da adottare. Intanto, però, un punto fermo c’è: per gli otto arrestati di Castrum si salta la fase dell’udienza preliminare. E i motivi sono presto detti. Da una parte i pm titolari del caso – Andrea De Feis e Luca Sciarretta – ritengono di avere prove a sufficienza per portare davanti al tribunale gli indagati, dall’altra – essendo questi indagati sottoposti a restrizione della libertà personale – c’è l’esigenza di giudicarli il più presto possibile. Cosa che non avverrà per le altre persone finite nell’inchiesta Castrum e non arrestate, che sono 17 e tra le quali spicca il noto costruttore teramano Armando Di Eleuterio, presidente regionale dell’Ance. Per chi di loro finirà a giudizio ci sarà un processo stralcio. L’indagine, peraltro, non è ancora chiusa e potrebbero esserci in futuro nuovi coinvolti.
I NOMI. L'impianto accusatorio dell’operazione Castrum, condotta dalla guardia di finanza, mette sul piatto i reati di corruzione, tentata concussione, abuso d’ufficio, falsità in atti pubblici in materia di edilizia ed urbanistica. In carcere all’alba del 23 maggio scorso sono finiti Maria Angela Mastropietro, 60 anni, dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Giulianova, che dopo l’avvio dell’inchiesta era stata spostata nel settore finanziario dell’ente; il marito Stefano Di Filippo, 61 anni, imprenditore; i fratelli Andrea e Massimiliano Scarafoni, rispettivamente di 42 e 40 anni, imprenditori edili giuliesi. I quattro, successivamente, sono stati posti agli arresti domiciliari. E ai domiciliari sono andati subito il funzionario dell’Asl Carmine Zippilli; l’imprenditore ed ex assessore al Comune Nello Di Giacinto, 50 anni; l’amministratore unico di Giulianova Patrimonio (società municipalizzata) Filippo Di Giambattista, 59 anni (che si sarebbe poi dimesso dall’incarico), e il 46enne di Isernia, collaboratore della società di De Filippo, Sergio Antonilli.
LE ACCUSE. Il perchè dell’inchiesta è in un amalgama di presunte aggiudicazioni pilotate di gare del Comune in cambio di denaro e beni immobili. Pilotate, secondo la Procura, dalla Mastropietro. Dice di lei il procuratore Antonio Guerriero: «Per diversi anni ha sistematicamente asservito la funzione pubblica esercitata e i propri poteri, in cambio di denaro e altre indebite utilità per sè e il proprio coniuge, agli interessi privati di svariati soggetti. È emerso che le plurime e gravi condotte di corruzione, tentata concussione e tentata induzione indebita a dare o promettere utilità sono state poste in essere mediante richieste di denaro o di intestazione di beni immobili in favore di se stessa e del coniuge; in altri casi mediante richieste di consulenze, fittizie o comunque sovrafatturate, in favore del coniuge». Il punto nevralgico per l’accusa: aggiudicazioni pilotate in cambio soprattutto di consulenze al marito e alla sua società. Lungo l’elenco delle opere che sarebbero finite nel meccanismo di aggiudicazioni e affidamenti diretti: dai lavori di messa in sicurezza antisismica di varie scuole a quelli di ristrutturazione di impianti sportivi per finire ad una recente lottizzazione.
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