Incidenti allo stadio, a processo cinque ultrà del Teramo calcio

7 Novembre 2018

Due sono accusati di aver aggredito un carabiniere che voleva impedire l’ingresso in curva di uno striscione pro Rosci, gli altri di aver invaso il campo durante e dopo la gara con il Riccione

TERAMO. Ad accendere la miccia fu il tentativo, da parte di alcuni ultras del Teramo, di portare dentro lo stadio uno striscione di solidarietà a Davide Rosci, all'epoca ai domiciliari per gli scontri di Roma dell'ottobre del 2011. Tentativo che finì, secondo l'accusa, con una colluttazione nel corso della quale un carabiniere venne colpito al volto con un pugno. Fatti che ieri mattina, a distanza di sei anni dalla partita Teramo-Riccione del 25 aprile 2012, sono stati ripercorsi in un'aula di tribunale nel corso del processo a cinque tifosi biancorossi che all'epoca furono raggiunti da altrettanti Daspo.
Davanti al giudice Flavio Conciatori, che ieri mattina ha ascoltato diversi testi dell'accusa tra cui un carabiniere ed un agente della Digos all'epoca impegnati nel servizio d'ordine allo stadio, ci sono Lorenzo Di Dionisio e Francesco Salvi, che devono rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, Ubaldo Pierannunzio, al quale viene contestato il lancio di materiale pericoloso e l'invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive, e Fabio Graziani e Valerio Di Domenico, che devono rispondere invece solo dell'invasione di campo. Secondo l'accusa quel giorno Di Dionisio, di fronte ai carabinieri che gli avevano intimato di lasciare lo striscione fuori dallo stadio in quanto non autorizzato perché privo di carattere sportivo, avrebbe reagito richiamando l'attenzione dei compagni, e alcuni di loro (tra cui Salvi) lo avrebbero raggiunto circondando uno dei militari e strappandogli di mano lo striscione. A quel punto sarebbe iniziata una colluttazione, con il carabiniere raggiunto da un pugno sul viso. Episodio per il quale a Di Dionisio vengono contestate anche le lesioni personali aggravate, a fronte di una prognosi di cinque giorni riportata dal militare.
Gli altri episodi contestati, che interessano gli altri tre tifosi, si sarebbero svolti invece all'interno dello stadio dove Pierannunzio, durante la partita, avrebbe lanciato una bottiglietta d'acqua in campo, per poi scavalcare la recinzione ed invadere il terreno di gioco. Invasione che avrebbe commesso, a fine partita, insieme a Graziani e Di Domenico. All'epoca la questura arrivò all'identificazione dei tifosi coinvolti grazie alle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso. Dopo l'audizione dei testi citati dal pm il processo è stato rinviato al prossimo 12 dicembre per ascoltare gli ultimi testimoni e per la discussione. All'epoca, dopo l'emissione dei Daspo, gli ultrà del Teramo protestarono con una nota parlando di "repressione".
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