Intelligenza artificiale, Pavone: «Sì ai robot nelle aziende ma niente licenziamenti»

14 Settembre 2026

L’imprenditore di Atri pronto a portare umanoidi in agricoltura e hotel: «La tecnologia deve creare produttività e ridurre le mansioni più pesanti»

ATRI. «I robot devono creare produttività e nuove assunzioni, non licenziamenti». L’imprenditore atriano Piero Pavone prende posizione dopo il dibattito nato attorno al recente accordo con il colosso cinese AgiBot alla fiera Ifa di Berlino che lo elegge importatore ufficiale per l’Europa di umanoidi dedicati al campo dell’agricoltura, hotellerie e vigilanza. La linea indelebile per lui è questa: umanoidi per alleggerire i lavori pesanti, aumentare la competitività delle imprese e generare nuova occupazione. La tecnologia deve far crescere aziende e persone insieme. Pavone si candida così a diventare una delle voci più nette, nel nascente mercato europeo degli umanoidi, a difesa dei lavoratori. Il principio che vuole legare al suo progetto Hadrianoid è semplice: un robot che entra in azienda non deve tradursi in un lavoratore che esce.

«La tecnologia deve liberare l’uomo dalle mansioni più usuranti, pesanti o pericolose e intervenire dove esiste una reale carenza di manodopera. Se l’impresa diventa più produttiva e competitiva, deve poter crescere e creare nuove opportunità di lavoro», si legge nelle linee guida aziendali. Una posizione che arriva mentre il tema occupazione-robotica sta diventando sempre più centrale anche a livello internazionale. Nei giorni scorsi hanno fatto il giro del web le immagini di decine di robot portati simbolicamente in strada in Polonia per chiedere regole sull’intelligenza artificiale e maggiore tutela dell’occupazione. Allo stesso modo, dalla Cina continuano ad arrivare messaggi e dibattiti sui limiti da porre alla sostituzione indiscriminata dei lavoratori con sistemi automatizzati.

La ditta Hadrianoid prova, anche se con difficoltà, a trasformare quella che molti considerano una minaccia in un modello differente di sviluppo. Gli umanoidi potranno essere impiegati per esempio nella vendemmia muovendosi su terreni scoscesi, monitorare le coltivazioni attraverso telecamere e sensori, individuare stress idrico e malattie. Possono inoltre assistere nella raccolta, selezionare e manipolare delicatamente frutta e grappoli d’uva e trasportare carichi sotto il sole. Nell’accoglienza alberghiera, l’intervento è quando non si trovano figure richieste.

La finalità precisa è affiancare le persone, non cancellarle. Pavone evidenzia: «Il fulcro del discorso è che se un’azienda produce di più, amplia i servizi, lavora meglio e conquista nuovi mercati può avere bisogno di nuove professionalità, tecnici, addetti alla gestione dei sistemi, personale qualificato e figure oggi ancora difficili da immaginare. La tutela del lavoro è stata inserita anche nella nostra filosofia societaria. Lo abbiamo scritto nero su bianco nel nostro statuto: i nostri robot non nascono per sostituire l’uomo», sottolinea la direzione di Hadrianoid, che lega l’utilizzo degli umanoidi alla creazione di valore, dignità e nuove competenze.

Accanto all’occupazione, Pavone pone poi il tema della sicurezza e della privacy: «I dati raccolti dalle applicazioni dovranno rimanere su server proprietari, isolati e protetti, evitando cessioni verso l’esterno e dovranno essere gestiti nel pieno rispetto del Gdpr, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, garantendo sicurezza, trasparenza e tutela delle persone». La posizione di Pavone sulla necessità di introdurre umanoidi quando manca manodopera trova riscontro anche dal sistema di rilevazione Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, dove si riporta che nel settore primario il 42,9% delle figure ricercate dalle imprese nel 2025 risultava di difficile reperimento, soprattutto per il ridotto numero di candidati. In alcuni comparti, come allevamento e aziende miste, la percentuale supera addirittura il 50%. Nell’agosto 2025 erano programmati oltre 21mila ingressi di personale non qualificato nell’agricoltura e nella manutenzione del verde e oltre la metà delle figure risultava difficile da reperire: circa il 53%. Nello stesso periodo erano ricercati quasi 7mila agricoltori e operai agricoli specializzati e circa 2mila conduttori di macchine agricole; per questi ultimi la difficoltà di reperimento sfiorava il 47%.

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