Interesse privato nel fallimento Sotto accusa due professionisti

10 Maggio 2021

Chiesto il processo per il commercialista teramano Rossi e l’avvocato giuliese D’Antonio La Procura: «Volevano far acquistare gli appartamenti in contrasto con gli interessi dei creditori»

TERAMO. È un fascicolo giudiziario che nasce dal maxi fallimento della Di Gennaro Costruzioni e incrocia le aggrovigliate vicende del complesso immobiliare “Orsini 63” di Giulianova. Un’inchiesta complessa con due indagati: il curatore fallimentare e l’amministratore del condominio giuliese. Il primo è Nicola Rossi, commercialista teramano molto conosciuto, il secondo è Berardo D’Antonio, avvocato giuliese, ex consigliere comunale e in passato con un ruolo anche nella società del Giulianova calcio. Il pm Andrea De Feis, titolare del fascicolo, contesta ai due l’ interesse privato negli atti del fallimento (articolo 228 del regio decreto numero 267 del 1942) e per entrambi ha chiesto il processo.
Secondo l’accusa i due si sarebbero fatti promotori di un’associazione temporanea per l’acquisto di immobili del fallimento svolgendo le funzioni di referenti della stessa associazione. Così, a questo proposito, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini: «Rossi quale curatore fallimentare nominato dal tribunale di Teramo nella procedura relativa al fallimento della società a responsabilità limitata Di Gennaro Costruzioni e D'Antonio quale amministratore del complesso immobiliare denominato "Orsini 63" di Giulianova, ricadente nella massa fallimentare, e di fatto agendo quale collaboratore nelle condotte del curatore, si facevano promotori dell'associazione temporanea per l'acquisto di immobili del fallimento Di Gennaro Costruzioni S.r.l. ("Atai Orsini 63") e svolgevano le funzioni di referenti della predetta associazione affinché questa potesse acquisire il patrimonio immobiliare composto da 46 appartamenti posti nel complesso edilizio sopra indicato, il tutto in contrasto con gli interessi della massa dei creditori e della procedura fallimentare nonché al fine di favorire l'acquisizione degli appartamenti da parte dei partecipanti alla “Atai Orsini 63” a un prezzo più basso rispetto a quello derivante dalla vendita all'incanto».
E si legge ancora: «In particolare favorivano gli interessati alla partecipazione all’associazione indebitamente consentendo, senza l’autorizzazione del giudice delegato o del delegato alle vendite nominato dal tribunale, l’accesso agli appartamenti del complesso immobiliare perché li potessero valutare, accordando inoltre ai partecipanti all’Atai Orsini 63 una prelazione nella scelta degli appartamenti dietro la corresponsione di una somma simbolica di 100 euro da versare sul conto corrente intestato al D’Antonio; il Rossi, poi, faceva pressione sul nominato estimatore del complesso affinché fornisse nella relazione conclusiva una valutazionc del complesso immobiliare inferiore al reale in modo da consentire un minor esborso per l'associazione nell'acquisizione del compendio immobiliare ed ancora imponeva ai partecipanti all'associazione che, una volta acquisito l'appartamento loro assegnato seguendo il criterio di prelazione, le ulteriori opere di adeguamento e di finitura da compiersi avrebbero dovuto essere affidate per importi prestabiliti a imprese da loro stessi individuate». Rossi è assistito dagli avvocati Guglielmo Marconi e Nicola Mazzacuva; D’Antonio dall’avvocato Gennaro Lettieri. La parola ora passa al giudice per le udienze preliminare: sarà a lui a decidere se mandare i due indagati a processo o se disporre il non luogo a procedere. I fatti contestati vanno tra gennaio ed ottobre 2019.
Nel frattempo i 46 appartamenti sono stati messi all’asta con una vendita programmata tra fine giugno e luglio. A rendere possibile la mega vendita è stato il recupero dell’agibilità dello stabile tra via Ippodromo e via Orsini e dei complessivi suoi 63 alloggi, in parte già venduti dal colosso immobiliare prima del fallimento del 2017.
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