Investigatrice rinviata a giudizio per truffa

Martinsicuro, è accusata di aver creato prove inesistenti nell’ambito di una indagine tra ex coniugi
MARTINSICURO. L’accusa ipotizzata dalla Procura, e tutta da dimostrare nel processo, è quella di aver truffato due donne che si erano rivolte alla sua agenzia di investigazioni private e a cui, sempre secondo la Procura, sarebbero state fornite, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio « prove inesistenti e conclusioni interamente diverse dalla realtà dei fatti». Con questa accusa il gup Domenico Canosa ha rinviato a giudizio Lucia Zilli, 51 anni, nella sua veste di titolare di un’ agenzia di investigazioni di Alba. Per la donna, assistita dall’avvocato Gabriele Rapali, il processo inizierà nel mese di ottobre. I fatti, sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero maturati nell’ambito di un intervento chiesto da madre e figlia dopo la separazione di quest’ultima dal marito.
Così si legge a questo proposito nella richiesta di rinvio a giudizio: «Protraendo ingiustificatamente le attività di investigazione, convincendo le due dell’esistenza di presunti comportamenti illeciti del soggetto pedinato (frequentazione del mondo della tossicodipendenza e il conseguente consumo di alcol e droghe) mediante la creazione di prove inesistenti e adducendo conclusioni interamente diverse dalla realtà dei fatti come ad esempio che il figlio minore appariva molto turbato quando era in compagnia del padre ingenerando in tal modo dubbi e paure sui suoi comportamenti». E conclude: «Inducevano in errore le due le quali elargivano a Lucia Zilli complessivamente la somma in contanti di 24.500,00 euro senza svolgere alcuna attività investigativa veritiera secondo quanto pattuito, ma manipolando la realtà dei fatti attraverso la rappresentazione dei risultati delle indagini investigative, procurandosi un ingiusto profitto pari alla predetta somma, con pari danno per le parti offese».(d.p.)
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