Italprefabbricati, il Tar ordina una nuova perizia

13 Settembre 2014

I giudici nominano un docente universitario per valutare la congruità degli atti con cui il Comune ha trasferito la proprietà del terreno ai D’Eugenio

ATRI. Si aggiunge un altro capitolo nell’intricata vicenda della Italprefabbricati di Atri, il cui stabilimento sorge su una porzione di terreno che originaramente non apparteneva all’azienda, ma alla famiglia Pretaroli di Chieti. In seguito al ricorso presentato da quest’ultima, il Tar dell’Aquila ha ordinato una perizia tecnica per valutare la congruità delle motivazioni fornite dal Comune di Atri (in seguito a una precedente ordinanza dello stesso tribunale amministrativo) per giustificare la cosiddetta acquisizione sanante, atto con cui nell’aprile2013 il consiglio comunale aveva trasferito la proprietà dell’area alla famiglia D’Eugenio, titolare della Italprefabbricati. Il provvedimento era stato assunto per evitare la chiusura dello stabilimento e la relativa perdita dei posti di lavoro. Il Tar ha quindi nominato un perito – il professor Francesco Parasiliti Collazzo, direttore del dipartimento di ingegneria industriale dell’università dell’Aquila – al quale ha chiesto di «esprimere una valutazione sull’intero percorso logico (conclusioni comprese)» della relazione depositata dal Comune di Atri.

«Il Tar solleva il dubbio», è il commento all’ordinanza dell’avvocato Vittorio Supino di Chieti, legale degli eredi Pretaroli, «e ritiene che il provvedimento del Comune di acquisizione sanante mascheri una sorta di “palliativo temporaneo per il mantenimento dell’occupazione” (Supino cita un passo dll’ordinanza, ndr) e percepisce che la relazione comunale era andata oltre quanto chiesto dallo stesso Tar, che aveva subordinato la fattibilità del trasferimento alla indisponibilità della società e quindi affida ad un super esperto la revisione della perizia, chiedendo di fare la perizia della perizia».

L’acquisizione sanante era stata decisa sul presupposto che non fosse possibile seguire un’altra strada, visto che gli eredi Pretaroli avevano rifiutato qualunque accordo, «mentre è vero», sostiene l’avvocato Supino, «che qualsiasi accordo proposto (dai Pretaroli, ndr) che andasse oltre la cifra quasi pari a quella della indennità di esproprio (2 milioni di euro) è stato rifiutato».

Il Tar ha assegnato al perito il termine del 15 gennaio 2015 per formulare le sue valutazioni. Bisognerà quindi attendere il prossimo anno per sapere se la vicenda Italprefabbricati sarà definitivamente conclusa o se ci saranno nuovi colpi di scena per la vita di un’azienda che peraltro sta andando a gonfie vele, tanto che solo pochi giorni fa la prorietà ha annunciato nuovi investimenti e nuova occupazione. (e.a.)

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