L’assassino di Sara condannato a 30 anni

11 Maggio 2018

Sconto di pena in appello per il giovane che a Roma uccise e bruciò la ragazza originaria di Arsita

TERAMO. In primo grado era stato condannato all’ergastolo per aver strangolato e bruciato la sua ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, 22 anni, la cui famiglia è originaria di Arsita. I giudici di Appello hanno ridotto a 30 anni la pena per Vincenzo Paduano, 26enne romano accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili e abbietti motivi, stalking, distruzione di cadavere. Perchè dopo avere ucciso la sua ex diede fuoco all'auto dove si trovava la ragazza «per cancellare tutto». Un delitto consumato di notte in una strada isolata della periferia di Roma. Nell'udienza precedente Paduano aveva chiesto scusa «a Sara e alla sua famiglia» e aveva detto di «vergognarsi profondamente per quello che ho fatto: mi sono macchiato della peggiore azione che un uomo possa fare e per questo mi definisco un mostro».
Paduano la notte del 29 maggio 2016, dopo giorni di minacce e stalking nei confronti della sua ex ragazza, in una strada isolata nei pressi di Ponte Galeria, nella zona della Magliana, strangolò Sara e prima di fuggire diede fuoco alla vettura. Per settimane aveva pedinato la ex e il suo nuovo fidanzato Alessandro e aveva anche ripetutamente minacciato la giovane. Anche il giorno del delitto Paduano seguì Sara: attese la giovane, che si era incontrata col nuovo ragazzo, lungo la strada, si appostò e le tese un agguato in un tratto isolato. Quando vide la macchina dell'ex la speronò costringendola a fermarsi. I due ebbero un confronto aspro, una lite. Poi l’omicidio, l’ennesimo femminicidio in Italia. Infine il tentativo di disfarsi del cadavere usando della benzina acquistata poco prima. «Sono soddisfatta. Trent’anni di reclusione per un ragazzo così giovane sono tantissimi. I giudici hanno ritenuto così e va bene» ha commentato Concetta Raccuia, la madre di Sara, posso sembrare cinica ma credo che per arrivare a un pentimento dovrà essere aiutato tanto perché da solo credo non riuscirà ad arrivarci veramente».
Così l’avvocato del giovane Paolo Pirani: «Posso dichiararmi parzialmente soddisfatto per la riduzione della condanna ma non per il fatto che siano rimaste le aggravanti. Leggeremo le motivazioni e siamo comunque pronti ad andare in Cassazione».
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