L’assessore comunale De Santis «Sono guarita, ma ho avuto paura»

TERAMO. La paura di peggiorare e dover essere ricoverati in ospedale, il senso di isolamento e solitudine, la quotidianità che dall'oggi al domani viene rivoluzionata, la sensazione di impotenza....
TERAMO. La paura di peggiorare e dover essere ricoverati in ospedale, il senso di isolamento e solitudine, la quotidianità che dall'oggi al domani viene rivoluzionata, la sensazione di impotenza. Ammalarsi di Covid vuol dire tutto questo. E a testimoniarlo ci sono le storie di chi si è trovato a combattere con il virus, un nemico subdolo e invisibile che cambia per sempre la prospettiva dei pazienti e che ti lascia addosso quel senso perenne di paura. A parlare della sua esperienza con il Covid è l'assessore Ilaria De Sanctis, che così come altri suoi colleghi si è trovata a dover affrontare il contagio. «Ho avuto febbre, mal di testa, mal di ossa», racconta, «ma fortunatamente nessun problema respiratorio. Ma avevo la costante paura che la situazione degenerasse. In quei giorni mi arrivavano notizie di persone che conoscevo che dopo giorni di relativa tranquillità erano finiti in ospedale, alcuni intubati». Ma non solo. Perché dopo la diagnosi di positività, arrivata il giorno dopo essersi messa in isolamento per alcuni sintomi, ha dovuto combattere anche con la paura di aver contagiato il compagno o i dipendenti del settore sociale. «Per fortuna il mio compagno era negativo», continua, «così come i dipendenti del settore, a conferma che ho sempre rispettato tutte le precauzioni, dall'uso della mascherina alla costante igienizzazione delle mani. Onestamente penso di averlo contratto toccando qualche superficie contaminata e magari toccandomi inavvertitamente gli occhi subito dopo». Poi la quarantena, dove la cosa più pesante da affrontare è stata la solitudine. «Il Covid è una malattia "isolante", che ti costringe a vivere in solitudine la quarantena e le tue paure», continua, «e questo al di là della vicinanza delle persone care, degli amici, dei colleghi, con i quali sono sempre stata in contatto. E in ogni caso sono stata fortunata perché il mio compagno si è potuto trasferire a casa al mare e non ho dovuto passare la quarantena chiusa in una stanza del nostro appartamento». Dalla Asl è stata contattata solo per il tampone. Ma, sottolinea «è normale in una situazione in cui ci sono tanti casi e in cui la priorità deve andare a quelli più seri. Io sono stata costantemente seguita e monitorata dal mio medico di famiglia, che mi chiamava più volte al giorno».(a.m.)
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