L’Ater acquista altre case per l’emergenza sisma

Quattro appartamenti a Teramo e sei ad Atri per gli inquilini con alloggi inagibili La presidente Ceci: «È la soluzione più veloce per ridurre i disagi e dare stabilità»
TERAMO. Nuove case per gli inquilini Ater rimasti senza casa per il sisma. Il consiglio di amministrazione dell’Ater venerdì ha autorizzato, in attuazione del decreto della Regione, l’acquisizione al patrimonio dell’ente di dieci appartamenti da utilizzare per l’emergenza abitativa legata al sisma 2016. Le unità acquisite con fondi regionali sono quattro a Teramo e sei ad Atri.
«L'Ater, nonostante l'emergenza sanitaria, proprio nella consapevolezza della complessa gestione della ricostruzione post sisma e dei disagi di quanti a causa dello stesso sisma sono fuori casa, d'intesa con la Regione», esordisce la presidente Maria Ceci, «sta cercando di mitigare gli effetti che inevitabilmente ne conseguono proseguendo nell'acquisizione di ulteriori unità abitative per la temporanea sistemazione: è la più veloce soluzione per circoscrivere i disagi e assicurare condizioni di normalità e di stabilità sebbene in abitazioni diverse dalle originarie». Con questa acquisizione il patrimonio immobiliare dell'ente ad oggi consta di 163 unità abitative “dedicate” al problema.
Tutto questo fa parte del piano strategico-politico dell’ente, condiviso con la Regione, in particolare con gli assessorati all'edilizia pubblica e alla politiche sociali «proprio perchè si tratta di un percorso che produce effetti trasversali su più ambiti, di una progettualità svolta in coerenza con la programmazione sociale nella misura in cui viene data una risposta ai bisogni complessi della persona, per tendere sempre più al benessere collettivo, sempre nel pieno rispetto della centralità del cittadino», afferma l'assessore regionale alle politiche sociali Pietro Quaresimale.
Collegata, c’è l’emergenza abitativa nel suo complesso, non legata al sisma. «In effetti il controllo dell'emergenza abitativa è proprio dei Comuni, mentre l’attività dell'Ater è finalizzata a incrementare il proprio patrimonio per sopperire all'eventuale emergenza abitativa che alla stessa azienda viene rappresentata dai sindaci», spiega la presidente dell’Ater, «non è escluso che in un futuro non possiamo utilizzare gli appartamenti adesso acquisiti per la temporanea sistemazione di una particolare categoria di inquilini, per soddisfare l'emergenza abitativa che spesso ci viene rappresentata dai sindaci». In provincia il patrimonio immobiliare dell’Ater ammonta a 2.500 appartamenti, di cui 884 a Teramo. «Con regolarità rimettiamo nella disponibilità dei sindaci abitazioni liberate per cessata locazione o per occupazioni sine titulo», aggiunge Ceci, «ad esempio a Teramo abbiamo già rimessi 15 appartamenti per nuove assegnazioni, mentre per altri 10 sono in attesa di sopralluogo per verificare lo stato manutentivo».
La presidente Ceci – che ha aderito all’invito a partecipare all'Osservatorio permanente per il diritto alla casa – sta intavolando contatti con i sindacati degli inquilini che hanno chiesto di rivedere il canone concordato, ritenuto troppo alto. Infatti 841 alloggi sono a canone sociale e 43 a canone concordato, che viene accordato a fasce sociali che hanno dei redditi. «Oltre a Teramo abbiamo 12 appartamenti a canone concordato a Pineto e 8 a Mosciano, ma diversi sono sfitti. Abbiamo analizzato la situazione», conclude Ceci, «nei tre comuni in cui abbiamo appartamenti a canone concordato in più occasioni i bandi sono andati deserti, per cui abbiamo avviato un tavolo di concertazione con i sindacati per rivedere le fasce di reddito».
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