L’avvocato: «Era studente non residente, per lei come per tanti altri nessuna tutela»

Marta, come tanti altri studenti fuori sede che vivevano all’Aquila in quei drammatici giorni dell’aprile 2009, non risultavano residenti e quindi non hanno potuto usufruire dello status di...
Marta, come tanti altri studenti fuori sede che vivevano all’Aquila in quei drammatici giorni dell’aprile 2009, non risultavano residenti e quindi non hanno potuto usufruire dello status di terremotati. Una battaglia che l’avvocato Tommaso Navarra (nella foto), che ha rappresentato Marta, ha portato avanti per anni nelle sedi istituzionali. Fino alla lettera che nel 201O Marta ha scritto all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo tutele per quei terremotati che la burocrazia ha dimenticato. Dopo la risposta nulla è cambiato. Dice oggi l’avvocato Navarra: «Non abbiamo mai chiesto elargizioni. Avremmo voluto solo che chi è colpito da eventi naturali fosse tutelato in qualche modo dalla comunità e soprattutto che la sua sofferenza morale, fisica e materiale fosse riconosciuta». Sul caso all’epoca ci fu anche un’interrogazione parlamentare. «Anche quella interrogazione non ha avuto concreto seguito», aggiunge Navarra, «allo stato è entrata in vigore una normativa che riconosce un limitato indennizzo soltanto per alcuni reati e soltanto in particolari condizioni di disagio economico. Nulla per i disastri ambientali, nulla per le vittime di fenomeni naturali imprevedibili, nulla per gli studenti fuori sede universitari. Non è ammissibile che chi studia non abbia una tutela da parte dello Stato nel momento in cui subisce un grave danno “nel luogo di lavoro” per ragioni a lui non imputabili». Così conclude l’avvocato: «Non tutti hanno la forza eccezionale di Marta per superare le conseguenze di fatti così tragici senza alcun aiuto. Marta ci insegna e stimola lo Stato ad una riflessione». (d.p.)

