L’ex fidanzato: «Era terrorizzata dal padre»

23 Gennaio 2020

Nuova testimonianza nel processo all’uomo accusato di aver incendiato l’auto alla figlia

SILVI. Un fiume in piena a raccontare i tre anni in cui è stato fidanzato con la ragazza: «Le leggevo negli occhi che aveva paura del padre. Era terrorizzata da lui». In aula, davanti al giudice monocratico Domenico Canosa, una nuova udienza del processo che vede un uomo di 54 anni di Silvi accusato di aver incendiato la macchina della figlia nell’epilogo di una storia di maltrattamenti che, secondo l’accusa, per anni avrebbe inflitto a lei e a sua madre. A parlare come teste citato dalla Pubblica accusa (pm d’udienza Roberta Roccetti) l’ex fidanzato della ragazza che, nel precisare di non aver mai assistito personalmente a maltrattamenti, ha raccontato alcuni episodi. In una caso, ha detto in aula, mentre era in auto con la ragazza sarebbe stato avvicinato dall’uomo che, dopo averlo preso per il bavero della giacca, gli avrebbe intimato di lasciare la figlia: «La figlia diceva che mi avrebbe cercato e avrebbe cercato la mia famiglia qualora non avessi smesso di frequentarla».
Nel corso della precedenza udienza la ragazza ha usato parole forti dicendo: «Quando i carabinieri mi hanno chiamato per dirmi che la mia macchina stava andando a fuoco ho subito pensato a mio padre». La difesa dell’uomo (rappresentata dagli avvocati Monica Passamonti e Antonino Orsatti), ha chiesto al tribunale di disporre un esperimento giudiziale. Ovvero la simulazione del fatto (ovviamente senza incendio) in una situazione controllata per accertare la dinamica. Secondo la difesa, infatti, nella ricostruzione della Pubblica accusa ci sarebbero molti aspetti da chiarire a cominciare sia dai tempi di percorrenza necessari per raggiungere il posto dove era parcheggiata la vettura e sia nelle immagini di alcune telecamere della zona che hanno ripreso la figura di un uomo che si avvicina. Uomo il cui volto, sostiene la difesa, non è assolutamente riconoscibile dai fotogrammi. E anche sull’acquisizione di quelle immagini la difesa ha sollevato delle eccezioni a cominciare dal modo in cui sarebbero state acquisite. L’uomo è accusato di maltrattamenti e danneggiamento seguito da incendio e all’epoca dei fatti (gennaio 2018) fu destinatario di una misura di allontanamento dalla cittadina adriatica successivamente revocata. Inizialmente l’incendio della vettura, parcheggiata nel cortile interno di una palazzina, era sembrato un gesto vandalico. Per inquirenti e investigatori la svolta nelle indagini era arrivata proprio dalle immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza della zona trovati dalla stessa figlia. Si torna in aula nel mese di aprile.(d.p.)
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