L’ex primario Uncini assolto in appello

In primo grado era stato condannato a nove mesi per falso ideologico per due referti di elettromiografie contestati
TERAMO. A otto anni dai fatti i giudici della Corte d’appello mettono la parola fine al caso dell’ex primario del reparto di neurologia dell’ospedale Mazzini Antonino Uncini con una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal presidente del collegio Aldo Manfredi dopo che lo stesso procuratore generale Ettore Picardi ha chiesto l’assoluzione.
Uncini (difeso dall’avvocato Gennaro Lettieri) in primo grado era stato condannato a nove mesi per falso ideologico, limitatamente a due referti dei 52 contestati e assolto da tutti gli altri reati ipotizzati nei suoi confronti. Nel processo di primo grado era imputata anche Francesca Notturno, il medico senza contratto con la Asl che nel novembre del 2012 sarebbe stata trovata dai carabinieri a eseguire elettromiografie al posto dell’allora primario (docente universitario a Chieti) e alla quale venivano contestati, in concorso con Uncini, il falso ideologico e il tentato peculato. Reati dai quali il medico (assistita dall’avvocato Mario Del Principe) venne assolta in primo grado. I due erano finiti a processo al termine di un’inchiesta del pm Davide Rosati iniziata nel 2012. Nell’atto di impugnazione della sentenza di primo grado l’avvocato Lettieri ha scritto: «Appare di tutta evidenza che nella specie non è configurabile alcun falso e che il referto deve necessariamente succedere all’esame eseguito dal tecnico, a cui il sanitario non partecipa. Alla luce di tali circostanze appare evidente che l’Uncini dovesse rispondere dell’apposizione della firma su due esami elettroneurografici per aver esaminato gli esiti rassegnati dal tecnico e sulla base dei quali ha esercitato il controllo diagnostico. Il falso ideologico non sussiste, pertanto, già sul piano oggettivo»
Così il legale ha commentato fine udienza: «I processi che fanno riflettere le nostre coscienze non sono quelli perfetti e regolari ma quelli ingiusti e falliti. La sentenza della Corte d’appello demolisce definitivamente tutte le accuse costruite malamente da una polizia giudiziaria poco attenta che ha purtroppo goduto dell’appoggio preconcetto e ingiustificato della nostra Asl. Il professor Uncini ha dovuto attendere otto anni per avere giustizia. Forse è proprio vero che c’è un giudice a Berlino».
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