L’ex Tercas ridà 17mila euro a un cliente

18 Maggio 2017

La vecchia gestione dell’istituto condannata in appello per non averlo informato nel 2000 dei rischi dei bond argentini

VAL VIBRATA. La vecchia gestione di BancaTercas condannata a risarcire un cliente per i famigerati bond argentini. La Corte d’appello dell’Aquila cala la scure sull’ex istituto di credito teramano per fatti accaduti prima dell’acquisizione da parte di Bpb, ribaltando la sentenza di primo grado che non solo aveva stabilito la non restituzione dei soldi persi al cliente che aveva fatto ricorso, ma lo aveva pure condannato a pagare le spese. Ora i giudici di secondo grado hanno completamente riformato il giudizio del tribunale riconoscendo al cliente, che dei suoi circa 27mila euro investiti ne aveva recuperati appena 8mila, ulteriori 17mila 294 euro. Non solo, ma al ricorrente (difeso dall’avvocato Silvia Sabini) devono essere ricalcolati gli interessi legali mentre BancaTercas deve pagare anche le spese legali. La corte aquilana ha riconosciuto sussistere una responsabilità precontrattuale in relazione ai contratti di acquisto e di rivendita dei titoli. Scrivono i giudici: «L’istituto di credito non ha dimostrato, in maniera appagante, d’aver compiutamente avvertito l’appellato circa la volatilità dell’investimento…e poiché la legge pone a carico della banca l’onere della prova, deve ritenersi che essa sia venuta meno agli obblighi d’informazione e di assistenza previsti dalla legge».
I fatti risalgono al 2000. Il cliente venne persuaso da un funzionario bancario ad acquistare bond argentini 8 per cento al prezzo di circa 27mila euro. In questa fase secondo i giudici non ci furono chiarezza, trasparenza, informazione per permettere al sottoscrittore di valutare l’investimento. Poi ci fu il default argentino con tutte le conseguenze sul suo debito pubblico, tanto che per contenere le perdite il cliente nel 2005 vendette i titoli recuperando circa 8mila euro. Da qui il ricorso che nel 2010 portò il tribunale di Teramo a respingere la domanda dell’uomo per il riottenimento di quanto perso condannandolo anche alle spese legali. L’avvocato Silvia Sabini, in appello, ha sostenuto come il suo cliente non fosse stato sufficientemente edotto sui rischi d’investimento e come la banca non abbia svolto il proprio ruolo con trasparenza. Scrivono i giudici d’appello che «è sufficiente prendere visione dell’ordine (di acquisto bonds, ndc) per appurare come l’addetto titoli della filiale abbia eseguito l’operazione senza che venisse fatto esplicito riferimento alle avvertenze circa la sua inadeguatezza».
Alex De Palo
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