L’imam: «Denunciate chi semina odio»

L’appello di Mustapha Batzami alla comunità islamica teramana: «È necessario per garantire la sicurezza di tutti»
TERAMO. Il tono non ammette repliche. Dice al cronista Mustapha Batzami, imam di Teramo: «Bisogna denunciare senza guardare in faccia a nessuno quando comportamenti irresponsabili seminano odio e mettono in pericolo l’intera comunità». Da sempre in prima fila ad ogni marcia contro gli attentati, Batzami parte dall’ultima cronaca dell’arresto del 22enne lupo solitario dell’Isis che ha soggiornato a Colonnella per lanciare alla comunità islamica teramana l’appello a collaborare seguendo l’esempio di tanti altri imam: «Chi sa denunci perché un pericolo che dobbiamo allontanare da noi. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare ogni qualvolta ci sia la necessità di farlo perché la sicurezza interessa tutti, anche se devo dire che questa persona non era conosciuta da noi. Quello che lui faceva è molto lontano da quelli che sono gli insegnamenti della religione. Ma voglio dire che costoro non frequentano i nostri luoghi di culto. Oggi ci si radicalizza nella rete e non nella comunità in cui si vive».
E non manca di complimentarsi con la polizia per il fermo dell’uomo che progettava attentati: «È l’ennesima dimostrazione di come le nostre forze dell’ordine siano vigili e facciano con eccellenza il loro lavoro. E per questo mi congratulo con loro. Anche se mi dispiace profondamente che una cosa di questo genere sia stata scoperta nella nostra regione che è un territorio lontano da ogni forma di radicalismo». Racconta di non essersi mai imbattuto con personaggi di questo genere anche se precisa: «Le mele marce si possano trovare ovunque e per questo la vigilanza è fondamentale. Soprattutto in rete. Noi abbiamo sempre invitato chiunque sappia qualcosa o abbia visto qualcosa a denunciare, a collaborare con le forze dell’ordine e naturalmente ripartiamo da questo episodio per lanciare ancora questo appello. Perché è nostro dovere denunciare qualsiasi forma di radicalismo che minacci la sicurezza di tutti. L’integrazione si vede anche da questo, dalla volontà di sentirsi una comunità nel vero senso della parola, una comunità che riunisca tutti. Indistintamente. E la sicurezza riguarda tutti».
Intanto, dopo l’arresto di Issam Shalabi, proseguono le indagini che hanno portato anche ad altre cinque denunce. Oltre a Shalabi e ai due suoi connazionali, un 22enne domiciliato a Colonnella colpito da decreto di espulsione e ospitato in un centro di permanenza temporanea a Torino, e un 23enne residente a Piacenza e ricercato all'estero, sono indagati anche un altro egiziano residente a Milano e due marocchini, entrambi residenti fuori regione, per i quali al momento non è stata chiesta alcuna misura. Le indagini, dirette dalla Dda dell'Aquila con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e condotte dalla Digos di Teramo e L’Aquila prima, di Piacenza e Milano dopo, insieme con compartimenti della polizia postale di Abruzzo ed Emilia Romagna, sono partite un anno da un gruppo Whatsapp. Per il lupo solitario è stato l’inizio della fine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

