L’imprenditore: «Farò ricorso, ho fiducia»

Già vinta la battaglia amministrativa davanti alla commissione tributaria, adesso inizia quella penale
TERAMO. Franco Iachini è tranquillo e si dice fiducioso. L’imprenditore e proprietario del Teramo calcio rivela che «gli ultimi sono stati tre anni di stress. Io ci ho rimesso in termini di immagine e di salute. E’ giusto che si facciano controlli, noi abbiamo tentato in tutti i modi di spiegare, ma le nostre ragioni non sono state minimamente prese in considerazione. Ma alla fine la giustizia trionfa sempre. Sono fiducioso, sappiamo la correttezza delle cose che abbiamo fatto».
Iachini, prima con un comunicato stampa e poi a voce, chiarisce che intanto una prima vittoria l’ha ottenuta, dal punto di vista amministrativo: i ricorsi presentati alla commissione tributaria provinciale di Teramo hanno portato alla sentenza depositata il 24 febbraio scorso (giudice estensore dottor Valletta) in cui sono stati «ritenuti “inconsistenti” tutti gli addebiti che hanno anche rilevanza penale e che hanno originato il decreto di sequestro preventivo, accogliendo le doglianze dei ricorrenti e condannando altresì l’Agenzia delle Entrate al pagamento di oltre 40mila euro di spese processuali. Sorprende pertanto che il comunicato della Procura della Repubblica e la conferenza stampa, sebbene successivi alla predetta sentenza, abbiano totalmente omesso ogni riferimento alla stessa», scrive Iachini in una nota.
E se l’aspetto tributario è stato curato dai legali Lorenzo Del Federico e Valeria D’Ilio del foro di Pescara e dal commercialista teramano Dario D’Eugenio, adesso a curare l’aspetto penale è l’avvocato Fabrizio Acronzio, che presenterà a stretto giro ricorso al tribunale del riesame. «Lunedì ho ricevuto l’avviso conclusione indagini e sono state dissequestrate le somme eccedenti. A quel punto noi avremmo chiesto al magistrato, dopo aver acquisito il fascicolo, di revocare il sequestro. Ma a questo, dopo tutto questo risalto, andremo al tribunale del riesame», afferma Iachini, «ripeto, mi sento tranquillo. Si consideri che ci sono stati due ingressi nel capitale prima di un socio svizzero poi di un fondo inglese che hanno fatto una “due diligence” esasperata per vedere se c’erano delle irregolarità. Se tre società di revisione hanno detto che le operazioni sono corrette, io una domanda me la porrei. Poi la commissione tributaria nella sentenza, riguardo al brevetto, ha scritto che non ci si può sostituire nelle scelte imprenditoriali delle parti. Le nostre valutazioni, d’altronde, sono rafforzate da fior di perizie». (a.f.)
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