L’Inps le toglie soldi dalla pensione: va dal Difensore civico

Il caso di una vedova assistita da Robin Hood. E un utente deve pagare due volte le bollette alla morte del padre
TERAMO. La scomparsa di un proprio caro può creare innumerevoli problemi burocratici. L’associazione Robin Hood segnala un paio di casi dai risvolti paradossali. Il primo riguarda E.R.C., insegnante in pensione di 68 anni, rimasta vedova. La donna nota un addebito mensile di 300 euro sulla sua pensione che non riesce a spiegarsi. Chiede informazioni all’Inps e le viene comunicato che la somma è relativa ad un finanziamento preso anni addietro per la casa dal suo vecchio ente, l’Inpdap. «La signora però, in base ad alcuni calcoli», spiega il presidente dell’associazione consumatori, Pasquale Di Ferdinando, «ritiene che il prestito sia stato estinto da qualche anno. Ma il marito è morto e non riesce a ritrovare gli atti. Per questo ha chiesto la documentazione relativa al prestito all’Inps, che però non ha soddisfatto la sua richiesta. Pare che la documentazione, con l’assorbimento dell’Inpdap da parte dell’Inps, non si trovi più. Addirittura non sanno nemmeno dire ad E.R.C. quando finiranno gli addebiti sulla sua pensione. La pensionata vive dunque nella massima incertezza. Noi ora ci rivolgiamo al Difensore civico per sperare di avere accesso alla documentazione, visto che alle richieste, anche formali, non è stata data alcuna risposta. Non è possibile che venga fatto un prelievo su una pensione senza poter esibire le pezze d’appoggio».
Il secondo caso vede protagonista S.G., che alla morte del padre chiede per mesi inutilmente il cambio di intestazione dell’utenza all’Enel Ese dal padre a lui. Nel frattempo, diligentemente, paga le bollette a intestate al padre per un importo di oltre 700 euro.
Alla fine si rivolge all’associazione Robin Hood per sbloccare l’iter. «Tramite l’associazione chiarisce la propria posizione e finalmente gli intestano l’utenza che prima era del padre», aggiunge Di Ferdinando, «il “bello” accade dopo. L’Enel Ese gli invia una nota di credito intestata al padre defunto come rimborso dei 700 e passa euro che S.C. aveva pagato. Nota che il figlio ha difficoltà a riscuotere, in quanto intestata a persona deceduta. Ma contemporaneamente gli chiede di pagare altri 700 euro per coprire i consumi che lui aveva già pagato a nome del padre e che gli sono stati rimborsati con la nota di credito. Sarebbe bastato compensare per non creare al consumatore una serie di difficoltà logistiche. Correttamente, dunque, un utente si fa parte attiva per sistemare una posizione ma si ritrova vittima della propria correttezza».
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