L’ira delle imprese «I soldi di tutti sprecati nel turismo»

24 Giugno 2017

Api e Aniem contro la destinazione a un solo settore dell’aumento del 20 per cento della tassa camerale

TERAMO. Le associazioni piccole e medie industrie (Api) e imprese edili e manifatturiere (Aniem) di Teramo inviano una lettera ai vertici della Camera di commercio scagliandosi contro la destinazione dell'aumento della tassa camerale, da quest'anno salita del 20%, per fini solo turistici e secondo vecchie modalità. «Non siamo contro il settore, ma le imprese non ci stanno a questo ulteriore balzello che va a favore solo di una parte delle aziende, tra l'altro riproponendo modelli di sviluppo oramai sorpassati e senza veri risultati», hanno spiegato i presidenti delle due associazioni, Alfonso Marcozzi per l'Api e Fiorenzo Polisini per l'Aniem.
L'aumento del 20% della tassa, per una somma complessiva di 281mila euro, deriverebbe da una direttiva nazionale del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, ha spiegato Marcozzi. «Il ministro intendeva destinare questo importo all'innovazione tecnologica delle imprese e di per sé ci sembra una buona iniziativa. Tuttavia visto che la tassa verrà pagata da tutte le aziende non siamo d'accordo sulle modalità di utilizzo della somma», ha aggiunto il presidente dell'Api, che non ha mancato di criticare le esperienze dell'agenzia Borghi scarl («Che fine ha fatto?», ha domandato) o delle Dmc («In provincia di Teramo ce ne sono addirittura tre, un tempo si chiamavano Agenzie per la promozione turistica, ma il modello è lo stesso e non ci piace», ha spiegato).
Gli ha fatto eco Polisini che ha rimarcato come in questo momento le aziende edili e dei servizi stiano arrancando. «È vero, si sono fermati i fallimenti, ma le imprese non hanno più utili e anche il credito è fermo». I due rappresentanti quindi, nella missiva indirizzata alla Camera di commercio, hanno sottolineato: «Non c’è nessuno sviluppo possibile del turismo e nemmeno dei beni culturali se non in un quadro di rafforzamento quantitativo e qualitativo del tessuto produttivo teramano. La competitività del nostro sistema produttivo ha bisogno di servizi per l’internazionalizzazione, strutture di marketing, reti di comunicazione, miglior orientamento dell’offerta formativa verso le specializzazioni maggiormente richieste dalle imprese, o che presentano sbocchi occupazionali e imprenditoriali più dinamici; ha bisogno di interventi sulle infrastrutture primarie (per esempio il 4° lotto della Teramo mare) e di consolidare il processo di riqualificazione delle superfici dismesse a destinazione industriale, al fine di limitare l’uso del territorio. Noi riteniamo che questa sia la strada».
Emanuela Michini
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