«La Asl unica non serve I nostri politici si sveglino»

Il no dei medici di base contrari anche alla chiusura dei pronto soccorso Core (Fimmg): «Pensino a colmare subito il gap di personale con le altre aziende»

TERAMO. E’ un momento cruciale per la sanità, in cui si stanno adottando una serie di scelte basilari per il futuro. Inizia oggi un giro d’opinioni fra associazioni ed enti che hanno a che fare con la sanità e operatori del settore.

Ercole Core, presidente provinciale della Fimmg, il sindacato dei medici di base, non esita ad esprimere il proprio no, anche a nome dei colleghi iscritti, alla Asl unica. «E’ la stessa opinione espressa già da tempo, visto che se ne parla da 5-6 anni. La Asl unica non dà nessun tipo di beneficio, tanto che le Regione che l’hanno adottata sono tornate indietro, creando le aree vaste. Non comporta risparmi: il numero minore di direttori generali e sanitari sarà compensato dall’aumento di direttori di dipartimenti e distretti. Dal punto di vista organizzativo darà disguidi enormi. Per l’aspetto burocratico ci sarà un ulteriore aggravio degli iter: prima le decisioni dovranno essere prese dai direttori dei dipartimenti o distretti, poi passeranno al responsabile dell'area e poi al vertice della Asl unica». Secondo Core la Asl unica tenderà ad accentuale la penalizzazione già esistente nella sanità teramana rispetto al resto d’Abruzzo: «Con lo stesso numero di abitanti, la Asl di Pescara ha mille dipendenti in più di quella di Teramo. La Asl di Chieti, più grande, ha 1.800 dipendenti in più. In tutto questo panorama ci si ostina a dare col contagocce a Teramo le autorizzazioni alle assunzioni. E poi ogni volta che la Asl di Teramo va in avanzo di amministrazione i soldi vengono usati per ripianare debiti delle altre».

Sul taglio dei punti nascita la posizione è più morbida. Core è stato nella commissione regionale che ha discusso della ristrutturazione dei punti nascita. «Si sarebbero dovuti attrezzare degli ambulatori ostetrici, in modo da far seguire pazienti adeguatamente, oltre al trasporto della donna e del neonato. Ad Atri fanno bene a protestare: bisognerebbe strutturare un servizio territoriale ostetrico e il piano deve prevedere che i medici possano continuare a seguire le pazienti anche nel parto dei punti nascita rimasti aperti».

Il discorso sull’ospedale unico in provincia di Teramo è una sorta di araba fenice, secondo Core. «Se ne parla da 15 anni e se decidessimo di farlo non sarebbe pronto prima di altri 10-15 anni. Parliamo invece di quello che abbiamo. Pensiamo a riorganizzare la nostra rete ospedaliera, alla riconversione dei nostri ospedali, in particolare di Atri. Personalmente, ad esempio, sono nettamente contrario alla chiusura dei pronto soccorso. Bisogna invece potenziare la rete dell'urgenza e dell'emergenza, potenziare la diagnostica e investire negli ospedali che devono essere riconvertiti o declassati a secondo livello facendo restare servizi di chirurgia generale e ortopedia in day surgery. Ma se non si abbassa il gap che esiste fra il numero dei dipendenti della varie Asl non risolviamo nulla. Quello che è accaduto in oncologia a Teramo, anche se tardivamente risolto, è inaccettabile. E peraltro non c'è una rete oncologica in regione, almeno che si possa chiamare tale: è di una gravità assoluta. Ognuno ha un piccolo tassello, c'è una disorganizzazione totale e questo non fa che aumentare la mobilità passiva oncologica».

In definitiva «noi come medici di base non siamo contenti di come si sta gestendo sanità a livello regionale, peraltro puntualmente si dice che bisogna potenziare il territorio, ma nei fatti non si fa nulla. Se la Asl di Teramo, che pure sta facendo grandi sforzi per potenziare il territorio, verrà chiusa, in provincia non si sarà in grado di assicurare i Lea (i livelli essenziali di assistenza, ndr). Sarebbe ora che la politica teramana cominciasse fare qualcosa e prendesse coscienza del problema». (a.f.)

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