La Betafence scopre le carte Sono 130 i licenziamenti

2 Settembre 2020

Tortoreto, incontro al Mise con l’azienda che vuole mantenere solo 25 dipendenti I sindacati: «Impensabile che resti solo l’attività commerciale, non reggerebbe»

TORTORETO. Il gruppo Praesidiad scopre le carte: vuole ridimensionare la Betafence Italia di Tortoreto trasformandola in presidio logistico e commerciale con soli 25 dipendenti. Verrebbero licenziati, quindi, 130 dei 155 lavoratori attuali dell’unica sede italiana della multinazionale delle recinzioni. Conseguenze nefaste ci sarebbero quindi anche per l’indotto locale, che occupa altrettante persone.
«E’ un piano assolutamente irricevibile», hanno commentato all’unisono a caldo i segretari provinciali della Fiom Cgil Mirco D’Ignazio e della Fim Cisl Marco Boccanera. Il piano aziendale è stato mostrato dai vertici del gruppo inglese che controlla Betafence durante la riunione di ieri sera organizzata dal ministero dello Sviluppo Economico e tenutasi in videoconferenza. Collegati, il sottosegretario del Mise Alessandra Todde, il sottosegretario del Ministero del Lavoro Francesca Puglisi, i massimi vertici di Praesidiad, l’amministratore delegato di Betafence Italia Antonio Laudadio e i rappresentanti dei sindacati.
Le sigle Fiom, Fim e Uilm, che hanno incassato l’appoggio dei rappresentanti ministeriali e la promessa di una nuova convocazione del tavolo di confronto per la prossima settimana, hanno spiegato in una nota congiunta: «L’azienda ha precisato nell'incontro, senza fornire alcun dato specifico, la volontà della chiusura delle linee produttive adducendo motivazioni infondate circa la scarsa redditività degli impianti. Ma in questi anni i lavoratori dello stabilimento di Tortoreto hanno sempre raggiunto, se non addirittura superato, gli obiettivi aziendali. Il raggiungimento dei target di produzione hanno garantito una corresponsione di quote economiche sostenibili all'interno degli accordi aziendali. Pertanto sono necessari dati chiari e specifici per una reale trattativa, mentre appare evidente che la scelta aziendale risponderebbe a logiche esclusivamente finanziarie senza riferimenti specifici dal punto di vista industriale». Quindi ancora: «Dopo una lunga discussione che ha visto le posizioni distanti tra le parti, attraverso la mediazione e la sollecitazione della sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, l'azienda ha preso l'impegno di fornire nel prossimo incontro, che sarà convocato a breve, tutti i dati che possano consentire un confronto nel merito volto a trovare una soluzione che garantisca la continuità produttiva e occupazionale». Al di là del comunicato, i rappresentanti sindacali si sono detti convinti che la nuova configurazione dello stabilimento tortoretano, oltre a essere inaccettabile, non avrebbe futuro, mentre sarebbe a rischio anche la delocalizzazione della produzione italiana in Polonia. Una sorta di piano suicida, quindi, per soli interessi finanziari: per questo vengono chiamati all’appello direttamente i vertici italiani del fondo americano Carlyle che a sua volta controlla il gruppo Praesidiad.
Nello stabilimento di Salino di Tortoreto, comunque, la produzione dovrebbe continuare fino a marzo 2021, invece di interrompersi a fine 2020 come inizialmente prospettato a luglio allo scoppio della crisi aziendale della Betafence. Nel frattempo, davanti allo stabilimento, continua il presidio dei dipendenti in stato di agitazione. Questo pomeriggio si terrà un’assemblea unitaria dei lavoratori.
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