La biblioteca Delfico rischia di morire
Allarme dei dipendenti: «Nel passaggio da Province a Regioni siamo rimasti orfani e senza fondi»
TERAMO. Teramo rischia di perdere la sua biblioteca, istituita nel lontano 1814 quando era ancora parte del Real Collegio, e con essa i suoi dipendenti. Con l’entrata in vigore della legge 56/2014, nota come “legge Delrio”, dal primo gennaio sono a rischio tutte e quattro le biblioteche provinciali abruzzesi, non solo la “Delfico”. Da 17 giorni, infatti, le 107 Province italiane hanno competenza unicamente su viabilità, trasporti ed edilizia scolastica. Il resto dei servizi, tra cui quelli culturali, doveva essere trasferito e diviso tra Comuni e Regioni. A denunciare in una nota la mancanza dell’avvenuto passaggio di consegne per l’Abruzzo, come per tanti altri enti regionali, sono proprio i dipendenti della biblioteca “Delfico”, che temono anche per il loro futuro: «Le Province, in base alla legge di stabilità approvata a fine anno, dovranno comprimere del 50% i costi relativi al personale, a partire da quei dipendenti e quei servizi non più ad esse affidati».
A chi compete la cultura, ai Comuni o alle Regioni? Mentre non si decide sul da farsi, i bibliotecari fanno sentire la propria voce ai piani alti della politica parlando apertamente di «irresponsabilità generale» da parte di chi era incaricato di decidere in proposito. La situazione è comune in tutta Italia, dove sono pochissime le amministrazioni che hanno legiferato in tal senso. In ogni caso, come ricordano i dipendenti, senza genitori istituzionali né finanziamenti, il destino della “Delfico” è quanto mai incerto, nonostante alcune proposte presentate tempo addietro agli uffici della Regione proprio per consentire il passaggio del servizio all’ente regionale.
I bibliotecari lanciano la loro chiamata alle armi in difesa del patrimonio culturale rappresentato dalla “Delfico”: «Teramo, la sua provincia e l’Abruzzo intero rischiano di perdere un’antica istituzione culturale, un centro documentario e bibliografico di primaria importanza, un presidio di conoscenze aperto e democratico». Gli stessi dipendenti, infine, invitano coloro che frequentano quotidianamente la biblioteca a difenderne il patrimonio, considerandola un «bene comune non alienabile», e ad esprimere solidarietà con «chi, non da oggi, opera tra mille difficoltà per preservarla e renderla sempre più aperta, moderna e fruibile».
Chiara Di Giovannantonio
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