«La burocrazia mi ostacola in tutti i modi»

9 Novembre 2019

Il racconto di un malato che ha dovuto combattere per guidare l’auto e ora lotta per una pensione

ROSETO. Focomelico fin dalla nascita, a entrambi gli arti superiori, ostacolato dalla burocrazia ma non dalla sua incredibile volontà, che gli permette di guidare tranquillamente sia l’auto, con un apposito supporto, sia la bici. È la storia di Andrea Di Stanislao, cittadino di Cologna Spiaggia, che da 44 anni combatte contro la burocrazia, come 13 anni fa, nell’ottobre 2006, quando fu costretto ad andare in Toscana, a Firenze, per omologare la sua macchina. «Sul volante io ho un’impugnatura particolare, che mi permette di girare il volante e cambiare le marce», spiega Di Stanislao, «e che è collegata a un altro supporto, fissato sulla portiera anteriore sinistra. Un sistema che per la motorizzazione di Teramo non era a norma, ma a Firenze sì». A Teramo, infatti, fu bocciato tre volte all’esame pratico perché, secondo l’allora direttore della motorizzazione, la sua auto non era a norma. «A Teramo mi dicevano che il supporto sarebbe dovuto stare sul volante, vicino all’impugnatura», precisa Di Stanislao, «e dunque l’omologazione non me l’hanno data. A Firenze, invece, hanno capito che il sistema così funzionava ugualmente, e così sono riuscito ad avere l’omologazione». Di Stanislao guida tranquillamente la sua auto e, da un anno, anche la bici elettrica, dove ha applicato una modifica particolare al manubrio.
«Per spostarmi non ho problemi», aggiunge, «ho invece difficoltà, purtroppo, a vestirmi e ad andare in bagno. Fino a poco tempo fa mia madre mi dava una mano ma ora con la sua scomparsa, avvenuta a luglio, ho bisogno di una persona». Subito dopo la morte della madre, alla richiesta della reversibilità della pensione, l’Inps convocò Di Stanislao per una visita medica, l’ennesima per verificare la sua invalidità permanente. «Ci sono dovuto tornare più volte», dice Di Stanislao, «addiritturami hanno toccato le braccia per vedere se davvero avevo la malattia». E poi il lavoro, un ambito nel quale Di Stanislao ha incontrato grosse difficoltà, non avendo mai trovato un impiego pubblico, arrangiandosi sempre con dei piccoli lavori, come la scorsa estate, quando ha gestito il bike sharing a Roseto. «Lo Stato si è dimenticato di noi, anche dei diritti base», conclude Di Stanislao, «che credo dovremmo avere».( l.v.)
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