La città saluta il suo “Giacobbo”

10 Febbraio 2016

Il ricordo di Melarangelo: «Finissimo cantore della tradizione»

TERAMO. «Caro Vincenzo, ciao». Il discorso di commiato pronunciato da Sandro Melarangelo al termine del funerale, celebrato ieri mattina nella chiesa Cuore immacolato di Maria in piazza Garibaldi, si è concluso con un lungo applauso. La città si è voluta stringere così attorno a Vincenzo Cimini, rimasto nella memoria dei più come “Giacobbo”, per rendergli l’ultimo saluto. Il feretro di Cimini, spentosi a 84 anni, nella notte tra domenica e lunedì, nella sua casa, è stato accompagnato da parenti e amici di sempre nell'ultimo viaggio. E fuori dalla chiesa sventolava anche uno stendardo della Fratellanza artigiana, società della quale Cimini è stato membro attivo, a rendergli onore. «Vincenzo è stato una persona poliedrica, un valente geometra, un disegnatore e un grande ambientalista», ha detto Melarangelo. «Ricordo ancora quando rientrato dal Venezuela si è battuto contro il rischio di cementificazione dei fiumi Vezzola e Tordino. Ma soprattutto Vincenzo è stato un finissimo cantore della nostra tradizione contadina. Era una sorta di vocabolario vivente del dialetto teramano e grazie a questo suo talento, e ai monologhi dove vestiva il personaggio di “Giacobbo”, è entrato nel cuore di tutti». Cimini ha lasciato la moglie Delia Pompei e i figli Annalia, Clem, Marco e Nico. (e.m.)

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