La città ha perso attrattiva Non decolla la domanda di case

Studio rivela che a Teramo il mercato immobiliare cresce meno che altrove nonostante il sisma e i prezzi bassi. Rapagna: «Gli investitori sono attratti da piazze dove circola più denaro»
TERAMO. Se non bastano un terremoto che ha reso inagibili centinaia di alloggi e i prezzi più bassi della regione per far decollare le compravendite di case in città, allora vuol dire che Teramo ha davvero perso l’attrattiva che aveva. Secondo l'osservatorio di Casa.it (www.casa.it) sul mercato immobiliare relativo ai primi due mesi del 2017, la ripresa del mercato residenziale in Abruzzo è confermata dall'aumento della domanda di abitazioni, che però – come si vede nell’infografico a fianco _ è più bassa a Teramo rispetto agli altri tre capoluoghi (con distacchi importanti dall’Aquila e Chieti). Per quanto riguarda i prezzi delle abitazioni in offerta sul mercato, tra i capoluoghi registrano segno positivo L'Aquila (+5,9%) e Pescara (+0,5%) e i prezzi sono in calo solo a Teramo (-1,3%) mentre restano stabili a Chieti. Pescara (2.130 €/mq) è la città più cara mentre Teramo (1.330 €/mq) la più economica. «Il costante aumento della domanda rilevato in regione è un indicatore importante che conferma la ripresa in atto del mercato immobiliare», afferma Luca Rossetto, ad di Casa.it, «un più facile accesso al credito concesso dalle banche e i tassi ai minimi hanno sicuramente contribuito a dare nuova linfa al settore e a risvegliare il desiderio delle famiglie ad acquistare una nuova abitazione. I dati positivi dei primi due mesi quest'anno confermano che la spinta propulsiva della domanda manterrà vivace il mercato delle compravendite in Abruzzo anche per tutta la prima parte dell'anno».
Insomma, le condizioni per un boom ci sarebbero tutte ma a Teramo la ripresa del mercato immobiliare resta timida. L’agente immobiliare Gianluca Rapagna, che opera in città con “Percorso casa”, la vede così: «Con il terremoto c’è indubbiamente stato un aumento della richiesta di abitazioni nuove. Di quelle “dormienti” ne sono state vendute oltre il 50 per cento e la previsione è che si esauriranno. I prezzi non sono ancora aumentati, ma più avanti – riducendosi il numero di alloggi disponibili – dovrebbero aumentare. Probabilmente a Teramo è mancata la componente degli investitori, i cosiddetti immobiliaristi, che hanno scelto altre piazze più stabili come flussi finanziari. Queste persone quando comprano case hanno bisogno di due condizioni: liquidabilità e rendimento del proprio investimento. Se non le vedono, si orientano altrove».
Sul temuto esodo di teramani verso la costa Rapagna dice: «C’è stato subito dopo il terremoto di ottobre, ma il 90% di queste persone sono rientrate e solo il 3-4% si trasferiranno definitivamente nei centri costieri o lo hanno già fatto. Attenzione, viceversa Teramo sta avendo arrivi dalla zona pedemontana: persone di Montorio, Campli, Isola che intendono trasferirsi nel capoluogo. Se le istituzioni cittadine faranno una politica incentivante per i nuovi residenti, già tra un anno il saldo tra partenze e arrivi potrebbe essere positivo. Anche l’università dovrà incentivare l’arrivo di nuovi studenti, so che il sisma ce ne ha fatti perdere diversi».
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