La figlia del pedone travolto «Scappare non serve a nulla»

Il 2 giugno il padre di Ada Pechini venne ucciso da un’auto pirata rintracciata dopo mesi «Ho sempre creduto nel lavoro della polizia, sapevo che l’avrebbero trovata»
TERAMO. «Papà non c’è più e nessuno potrà ridarcelo. Ma la sua morte sia una lezione per tutti noi automobilisti: inutile scappare dopo un incidente stradale». Ada Pechini ha il tono pacato di chi crede fermamente nelle istituzioni. In questi tre mesi non ha mai dubitato del fatto che prima o poi la polizia sarebbe riuscita a trovare l’automobilista che il 2 giugno scorso a Colleranesco investì suo papà Camillo senza fermarsi a soccorrerlo. «Un giovanotto di 89 anni», lo ricorda la figlia, morto dopo 46 giorni di agonia.
L’investitrice è una 73enne teramana, ex impiegata di banca, che agli investigatori ha detto di non essersi accorta di aver investito un uomo né quel giorno né nei successivi quando gli appelli a trovare l’auto pirata si moltiplicarono. «Oggi siamo tutti rintracciabili e scappare non serve a niente e a nessuno», dice Ada, 54 anni, che parla a nome del fratello Francesco e della madre Maria, 78 anni, che 16 anni fa venne investita. «Certo», aggiunge, «le persone anziane dovrebbero insegnarci dei valori, ma in questo caso così non è stato. La mia famiglia in questi mesi ha sempre creduto nel lavoro della polizia, della Procura, di tutti coloro impegnati nelle ricerche che ringraziamo ancora una volta. Crediamo profondamente nel valore delle istituzioni e la risposta arrivata ne è la riprova. Un ringraziamento anche al nostro avvocato Guglielmo Marconi che ci ha seguiti in questa dolorosa vicenda». L’investitrice, ex impiegata di banca, dopo essere stata rintracciata ad Ischia, dove stava trascorrendo un periodo di vacanza, nel corso del suo interrogatorio da persona indagata ha dichiarato di non essersi accorta di aver investito un uomo, pur avendo sentito un colpo, ma di aver pensato di aver preso un paletto. Tanto da essersi fermata un centinaio di metri più in là per controllare i danni e aver ringraziato con la mano il conducente dell’auto che la seguiva, convinta che le avesse suonato per segnalarle che stava sbandando. L’identificazione della donna, le cui dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti, è stata possibile grazie a un certosino lavoro di indagine svolto dalla polizia stradale in collaborazione con quella postale coordinati dal pm titolare del fascicolo Stefano Giovagnoni. Gli accertamenti sono partiti dalla testimonianza dell’automobilista che quel giorno aveva visto la macchina dell’investitrice. Non era riuscito a segnare il numero della targa ma aveva comunque fornito agli investigatori dettagli importanti parlando di una Renault Clio grigia confermando come alla guida ci fosse una donna con degli occhiali bianchi. Particolari che, insieme alle immagini di una telecamera presente nell’area, che aveva ripreso il momento dell’investimento, hanno fornito a investigatori e inquirenti un’importante base di partenza.
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