La Finanza intercetta un camion con otto tonnellate di rame rubato

21 Luglio 2020

Caricato in un deposito di rottami di Sant’Egidio, il titolare non ha saputo spiegarne la provenienza L’uomo è stato denunciato per incauto acquisto e perché non ha le autorizzazioni per l’attività

SANT’EGIDIO. La guardia di finanza intercetta un camion strapieno di “oro rosso”, cioè di rame, probabilmente rubato. C’è voluto poco a capire che il camion con il prezioso carico proveniva da un vicino deposito di rottami, il cui titolare è stato denunciato.
«L’attività info-investigativa e controllo economico del territorio hanno consentito ai finanzieri della tenenza di Nereto di fermare nel Comune di Sant’Egidio alla Vibrata, un autocarro palesemente carico», si legge in una nota della Finanza la quale aggiunge che i finanziari « dopo avere intimato l'alt, hanno proceduto al controllo dei documenti nonché all'ispezione del carico costituito da 8.450 chili di cavi di rame, per i quali il conducente del mezzo non ha saputo indicare la provenienza né è stato in grado di esibire il documento (cosiddetto "bollettario") che di regola accompagna il trasporto di tale materiale».
I finanzieri hanno chiesto all’autista del camion dove avesse fatto il carico: la risposta è stata che i rifiuti metallici erano stati prelevati da un vicino deposito, risultato dai primi riscontri non autorizzato in quanto non iscritto all’Albo nazionale dei gestori ambientali. I militari hanno proseguito in loco gli accertamenti ed è emerso che anche il responsabile dell’attività – in mancanza del previsto “registro di carico e scarico rifiuti” – non è stato in grado di dimostrare la legittima provenienza del rame.
La tenenza di Nereto ha proceduto, pertanto, al sequestro del prezioso materiale e alla contestuale segnalazione all'autorità giudiziaria del responsabile – individuato nel titolare di ditta individuale esercente l’attività di “raccolta e commercio ambulante di rottami di ferro e altro materiale” – per incauto acquisto (articolo 712 del codice penale) e per attività di gestione rifiuti in assenza delle prescritte autorizzazioni (articolo 256, comma 2, del Codice dell’ambiente).
«Il fenomeno criminale dei furti di rame colpisce società operanti nel settore dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni, e anche aziende elettrotecniche e elettroniche attive nella produzione e nell’utilizzazione di beni prodotti con l’impiego di tale metallo», spiega la nota della Finanza, «questi furti, oltre a provocare l’interruzione di pubblici servizi essenziali con ripercussioni di natura economica e sociale di particolare rilievo, possono avere conseguenze per quanto riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico. Tale operazione di servizio è comprova della presenza costante sul territorio della Guardia di Finanza a repressione delle condotte illecite in genere».
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