La fontana dei due leoni salvata da tre restauratori

I teramani Anelli e D’Angelantonio (padre e figlia) rimetteranno a posto gratis uno dei monumenti-simbolo della città, che si è degradato dopo il terremoto
TERAMO. Ci sono gesti che hanno un valore più alto di quanto possa misurare il solo metro economico. Esprimono nei fatti, al di là delle parole, l’amore sincero per la città e per il suo patrimonio artistico. Protagonisti di uno di questi gesti saranno Corrado Anelli e Agostino e Federica D’Angelantonio, esperti restauratori teramani impegnati in interventi anche rilevanti, che hanno deciso di ridare smalto alla fontana dei due leoni in piazza Orsini.
Il monumento lapideo, opera di Pasquale Morganti, incastonato nella parete esterna della loggia sormontata dal palazzo municipale, è rimasto a lungo imprigionato dalle barriere che tuttora cingono l’edificio danneggiato dal terremoto del Centro Italia. Nel 2006 era stato già sottoposto a un intervento di pulizia e restauro promosso dal Lions Club che gli aveva restituito decoro, ma gli eventi sismici e il successivo isolamento forzato ne hanno di nuovo intaccato l’integrità. I tre restauratori hanno così deciso di mettere la loro competenza a disposizione del Comune per il ripristino del monumento, con una formula che la burocrazia amministrativa cataloga come sponsorizzazione. Di autopromozionale, a parte la visibilità che ne ricaveranno le loro ditte, peraltro già affermate nel settore, Anelli e D’Angelantonio padre e figlia non ne ricaveranno granché. Prevale, in questo caso, la dimensione affettiva. «È un segnale di vita», spiega Anelli, «rispetto alla situazione difficile, quasi di morte apparente, determinata dalle calamità».
L’idea è nata in piena emergenza Covid, «per dare una sensazione di ripresa», insiste il restauratore, e ha trovato una prima definizione con l’atto di giunta che approva la “sponsorizzazione’’. Nell’operazione, che costerà circa 12mila euro, sono coinvolte altre ditte per la fornitura dei materiali necessari, le quali però hanno preferito non essere citate. È stata creata, insomma, una piccola cordata di operatori del settore che si prenderà cura di uno dei monumenti simbolo della città. La fontana sarà pulita, con diverse tecniche e prodotti a seconda del grado di incrostazioni da rimuovere, e sistemata anche tramite la “riadesione’’ di frammenti che si sono distaccati dal gruppo scultoreo.
Per il via ai lavori manca l’avallo della Soprintendenza archeologica regionale. «Non credo ci siano difficoltà a ottenerlo da parte del Comune», spiega Anelli, «poi serviranno un paio di settimane per realizzare l’intervento». Da valorizzare, secondo il restauratore, è anche la fascia decorativa di epoca medievale, visibile proprio dietro la fontana e che fa parte della struttura originaria del loggione, rivestito di mattoni a fine ‘800. Questo, però, è un intervento che dovrà rientrare nel recupero della sede municipale.
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