La Gran Sasso teramano scarica 2 milioni di debiti sulla Provincia
TERAMO. Il bilancio della società Gran Sasso teramano addebita 2 milioni di euro alla Provincia, ma l'ente presieduto da Renzo Di Sabatino disconosce tale somma. In via Milli hanno parlato di...
TERAMO. Il bilancio della società Gran Sasso teramano addebita 2 milioni di euro alla Provincia, ma l'ente presieduto da Renzo Di Sabatino disconosce tale somma. In via Milli hanno parlato di "rilievi non superabili", in seguito all'assemblea della Gran Sasso teramano che si è svolta due sere fa, con la sola partecipazione del socio di maggioranza, la Provincia per l'appunto. Ciò che viene contestato dall'ente è l'assegnazione di debiti e di interessi maturati con l’Unicredit, che aveva finanziato la realizzazione della cabinovia e che non è stata ancora risarcita del pagamento effettuato. «La nuova convenzione stipulata fra l'ente e la Gran Sasso teramano circa un anno fa», sostiene Di Sabatino, "non determina affatto il riconoscimento di un debito a carico dell’ente e men che meno un accollo degli interessi passivi sostenuti dalla società per la realizzazione della cabinovia».
L'Unicredit aveva finanziato l'intervento in attesa del trasferimento dei Fas, i quali sono arrivati in ritardo dalla Regione e in misura inferiore (dai 12 milioni e mezzo iniziali si era scesi a 10 milioni). «Solo recentemente, la Provincia, è riuscita a recuperare una parte di quei 2 milioni e mezzo non riconosciuti», aggiunge Di Sabatino, «Naturalmente confido che troveremo una soluzione, si tratta di una vicenda delicata che va avanti da molti anni e che solo ora si sta affrontando con la giusta determinazione. Infatti, abbiamo avuto la conferma della possibilità di un accordo transattivo con l'Unicredit, accordo che ridurrà notevolmente l’esposizione debitoria e che faciliterà un sostanziale chiarimento fra società e enti di riferimento. Restano sul campo due rilevanti questioni», conclude Di Sabatino, «il futuro della cabinovia con il piano industriale degli impianti e la scelta del modello gestionale».
Sandro Petrongolo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

