La lotta di Anna alla violenza nel ricordo della sorella uccisa

24 Novembre 2019

L’autrice e presentatrice: «Sento un dovere morale, bisogna parlare alle nuove generazioni» Recital, convegni e un premio di poesia nelle scuole: «Solo parlandone si può fare prevenzione»

TERAMO. L’esercizio della memoria non è mai retorica, ma un dovere in un Paese che non abbia paura di guardarsi allo specchio. Quando il 28 maggio del 1992 a Teramo la 43enne Remuccia Di Paolantonio venne uccisa a fucilate dal marito, in Italia facevano la storia Tangentopoli e il maxi processo di Cosa Nostra. Il femminicidio era un neologismo lontano dai dizionari, dal sentire comune e dal codice penale: oggi ogni 72 ore viene uccisa una donna. «Mia sorella non è stata più vittima di altre e le altre non sono meno vittime di mia sorella»: Anna Di Paolantonio affonda nel cuore perché il dolore è materia delicata e ci sono molti modi per raccontarlo, per sottrarlo all’usura del tempo. Come ha fatto Anna, donna tenace e innamorata della vita, moglie, madre, nonna, che nel ricordo di Remuccia solca teatri, scuole, convegni, organizza spettacoli, premi contro la violenza sulle donne. «Sento un dovere morale» ti confida mentre alla vigilia di quel 25 novembre – diventato nel mondo emblema soprattutto di conoscenza – gira da una parte all’altra per raccontare e testimoniare. «L’importante è far passare il messaggio nelle giovani generazioni» dice con la convinzione di chi sa che il silenzio non serve a niente e nessuno. Perché nell’Italia dei femminicidi senza tregua numeri e storie continuano a scandire la cronaca quotidiana. Nonostante nuove leggi (a cominciare dal recente Codice rosso); norme giuridiche di più immediata applicazione e una maggiore consapevolezza.
Cosa direbbe oggi sua sorella del suo operato?
«Non avrei mai pensato di fare tutto questo perché quello che è successo a mia sorella non doveva accadere. Ma purtroppo è accaduto. Mia sorella da donna apprezzerebbe il mio operato, mi dimostrebbe la sua gratitudine. Sicuramente mia sorella sarebbe grata e solidale».
Pensa che oggi ci sia più sensibilità sull’argomento?
«Direi sicuramente più consapevolezza. La gente si sta rendendo conto della gravità del fenomeno. Penso che oggi la presa di coscienza delle donne aumenti in modo esponenziale questi delitti, perché quando le donne capiscono di potersi autodeterminare certi uomini sono sempre più imbestialiti. Alla base dovrebbe esserci un lento cambiamento culturale, a partire dai bambini piccoli, un processo a lungo termine. Servono ascolto, accoglienza e formazione di tutti quelli che possono essere accanto alle donne. E credo che questo possa essere di fondamentale importanza per le giovani generazioni. In quelli più anziani spesso ci sono retaggi difficili da eliminare, ma sui giovani, invece, c’è possibilità di cambiamento e credo che questo sia di fondamentale importanza per le nuove generazioni».
Lei ormai da 10 anni organizza spettacoli con la sua associazione “Bon Ton” e recital come “Amori amari”. A conclusione di ogni spettacolo c’è un momento in cui parla della violenza contro le donne. Ci sono mezzi più o meno giusti, più o meno diretti, per parlarne?
«Penso che l’importante sia parlarne e che ogni mezzo sia valido. Io, nel mio piccolo, cerco di fare tutto quello che posso fare, di mettere a disposizione degli altri quello che so fare. Una cosa credo sia fondamentale: nessun pregiudizio, bisogna cambiare a suon di confronto. Ho capito che parlare attraverso le emozioni arriva direttamente al cuore. Sono contenta per aver trovare una chiave e resto profondamente convinta della necessità di parlare alle giovani generazioni. Resta di fondamentale importanza la presa di coscienza delle donne a denunciare laddove ci siano violenze, a non chiudersi nell’isolamento dell’essere vittima».
Dall’anno scorso alla villa comunale di Teramo c’è il monumento con delle scarpette rosse in ceramica negli anni diventate emblema della lotta contro la violenza sulle donne. Da quest’anno c’è il concorso di poesie per bambini organizzato dalla sua associazione con l’istituto comprensivo Savini-San Giuseppe. C’è un obiettivo che si prefigge?
«La vita è quella del quotidiano e gli obiettivi sono quelli che si raggiungono ogni giorno. Se oggi anche nelle scuole elementare si comincia a far entrare un tema così importante per la vita di ogni individuo significa che si può fare ancora molto. Per questo premio di poesia devo ringraziare moltissimo la dirigente scolastica Adriana Sigismondi che ha dimostrato tutta la sua sensibilità. Coinvolgere le scuole in questa battaglia resta di fondamentale importanza perché significa sperare che nel futuro non si debba più parlare di femminicidio e di violenze sulle donne».
©RIPRODUZIONE RISERVATA