La mamma del finanziere morto: «Una via sulle Alpi per Giulio»

Il 28enne stava preparando una ferrata, la sua impresa sarà conclusa dai colleghi e dagli amici I genitori oggi visiteranno il posto: «Lui diceva che la montagna è di tutti, sarà la sua memoria»
SILVI. Chi vive di montagna sa che è un posto della memoria, un luogo dove il passato si conserva più a lungo. “Pacchio”, come lo chiamavano con affetto in Val Canale, era un figlio della montagna e il suo nome resterà per sempre sulle Alpi Giulie con la via di arrampicata che lui stava aprendo in fondo a una valle.
Il 28enne finanziere di Silvi Giulio Alberto Pacchione quella ferrata la stava preparando da qualche tempo dedicando all’impresa ogni momento libero. I colleghi del Soccorso alpino della guardia di finanza e tanti altri alpinisti la porteranno a termine nel suo ricordo. Il papà Dario Pacchione e la mamma Adima Lamborghini lo hanno scoperto dagli amici e con loro oggi andranno nel posto tanto caro a Giulio Alberto. Perché quando tutto è già successo e tutto sembra ancora più assurdo e impossibile, la memoria diventa una zattera. «Mio figlio stava preparando questa nuova via per altri», dice mamma Adima, «la montagna era la sua vita e sapeva che la montagna è di tutti. Il suo messaggio di apertura al mondo resterà per sempre su quella via che porterà il suo nome».
Adima e suo marito, entrambi medici pediatri, da venerdì sono a Tarvisio con gli altri due figli Dario Michele e Diana Sofia. «Circondati dal grande affetto dei suoi colleghi e dei tantissimi amici», sottolinea con forza la mamma. Perché a Tarvisio e nei paesi della valle Giulio Alberto Pacchione viveva da quando aveva 14 anni, da quando aveva deciso che la montagna sarebbe stata la sua vita e da Silvi, sopo aver imparato a sciare da piccolissimo a Prati di Tivo, si era trasferito per frequentare lo Ski College e l’università. Era diventato maestro di sci, un apprezzato maestro di sci, e nel 2000 era entrato nella guardia di finanza e in particolare nel servizio del Soccorso alpino delle Fiamme Gialle. «Aveva realizzato il suo sogno che era quello di lavorare in montagna» ripete la mamma.
E la montagna la sua vita l’ha presa fino all’ultimo respiro. Mercoledì mattina lui e il suo collega finanziere Lorenzo Paroni, trentenne di Pordenone, se ne sono andati insieme per sempre nell’ultima scalata di addestramento sulle Alpi Giulie, sul monte Mangart, al confine tra Italia e Slovenia. Mercoledì stavano risalendo la via Piussi, un sesto grado che percorre il verticale pilastro Nord, quando presumibilmente sono caduti per diverse decine di metri e per loro non c’è stato scampo. I soccorritori li hanno trovato ancora legati in cordata. Sono stati colpiti da un masso che si è staccato dalla roccia e trascinati insieme a tutte le assicurazioni e protezioni che avevano. Masso che è stato ritrovato dai soccorritori proprio vicino ai corpi.
L’allarme è scattato nella serata del 16 agosto quando i due non sono rientrati nella caserma delle Fiamme gialle e non risultavano raggiungibili né con i telefoni cellulari nè con le radio. Preoccupati per il mancato rientro e l’impossibilità di contattarli, i colleghi finanzieri del Soccorso alpino intorno a mezzanotte hanno raggiunto il rifugio Zacchi, dove era stato parcheggiato il loro mezzo, e hanno avviato le ricerche scoprendo poco dopo i corpi alla base della parete. La preparazione dei due finanzieri alpinisti era di altissimo livello: entrambi avevano tra l'altro già salito il Diedro Cozzolino, una delle vie più difficili delle Alpi. Oltre alla loro attività come finanzieri erano parte integrante della stazione di Cave del Predil del Corpo nazionale di Soccorso alpino e speleologico. «Dopo il diploma Giulio Alberto era diventato maestro di sci e lo avevamo accolto a braccia aperte nella scuola di Tarvisio», ricorda Zeno Cecon, maestro di sci, «era un ragazzo innamorato della montagna e con lui avevamo affrontato tante arrampicate sulle Api Giulie e non solo». Tra queste quella della Cima Piccola della Scala (nel gruppo dello Jof Fuart) dove i due hanno percorso per primi una nuova e difficile pista d’alta quota.
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