La nuova vita di Giovanni Sglavo

18 Luglio 2022

In un libro la storia di un casertano di 67 anni che è stato recluso 4 anni a Castrogno

TERAMO. «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Per Giovanni Sglavo, casertano classe 1954, nulla più delle parole del poeta Fabrizio De Andrè può raccontare il senso della sua vita, delle cadute in verticale e del riscatto. Un riscatto che per questo ex imprenditore edile è passato da un'esperienza durissima: il carcere.
Dal 2017 al 2021 Sglavo è stato ristretto nell'istituto teramano di Castrogno dopo essere finito nei guai nel 2013 nell'ambito di una maxi inchiesta sugli affari sporchi della camorra nel centro Italia. All'epoca viveva e lavorava a Pisa, e qui una mattina per lui sono scattate le manette. Accusato di avere a che fare col clan dei Casalesi, Sglavo ha affrontato in questi anni carcerazione preventiva, processi e infine una condanna a otto anni. Una consistente parte di pena l'ha scontata a Teramo dove «ho avuto la fortuna di trovare persone eccezionali che hanno saputo accompagnarmi in un percorso di crescita e di comprensione di me stesso che mai avrei creduto di poter fare: un percorso che mi ha reso migliore e libero come non sono mai stato», racconta Sglavo.
Quel percorso avviato a Castrogno oggi ha una sintesi tangibile, fatta di parole e di carta: “Quadri di vita”. È il libro che l'ex imprenditore ha recentemente pubblicato con la casa editrice Leandro&Partners e che è nato proprio fra le mura dell'istituto teramano. Una raccolta di pensieri sulla vita, sulle fasi dell'esistenza, sul rapporto fra uomo e natura: «Chi sbaglia deve pagare: quando sono entrato in carcere ho capito che le scelte da fare non erano molte. Potevo chiudermi in me stesso, avere un rapporto ostile con chi mi circondava. Oppure potevo cogliere questa pena come una opportunità di riscatto contando sull'aiuto degli educatori e del personale del carcere. Ho scelto questa seconda strada», racconta Sglavo, «A Teramo ho trovato professionisti sensibili, appassionati e determinati che hanno creduto in me, dandomi gli stimoli giusti per tirare fuori la mia parte migliore. A loro devo tanto, tutto. Non sarei qui oggi con un bagaglio umano così forte, con la consapevolezza che anche dal letame possono nascere i fiori».
Durante gli anni trascorsi a Castrogno, Sglavo ha iniziato a leggere poesie e romanzi, scoprendosi appassionato del mondo delle parole: «La mia era una famiglia umile, io ho sempre lavorato e quando gli affari sono iniziati ad andare ho creduto di aver raggiunto la felicità: pensavo alle auto di lusso, agli orologi costosi, alle barche. Poi, di colpo, una mattina sono stato arrestato ed ho perso tutto. Tranne l'amore della mia compagna e dei miei figli. In carcere ho trovato una grande umanità, ho compreso che nessuno è superiore agli altri. Da qui sono ripartito. Mi sono impegnato nella attività proposte dagli educatori e nella lettura ho trovato sollievo, passione, stimoli. Ho perciò iniziato a mettere insieme dei pensieri, a ricucire i ricordi più belli dell'infanzia legati sempre alle cose semplici della natura. Ho cominciato a scrivere. Mai avrei creduto di pubblicare un libro: e invece eccolo qui, figlio di un percorso nato a Teramo che spero possa stimolare gli altri detenuti a confidare nella possibilità di riscatto, rieducazione, rinascita e a non pensare che siano sempre gli altri i cattivi. A volte i cattivi siamo noi, ma si può cambiare per fortuna», aggiunge Sglavo che oggi è ai domiciliari nella sua Gricignano d’Aversa per quell'ultimo tratto di strada in salita verso «la vera libertà, quella slegata dai beni materiali, quella fatta di persone, affetti, natura».
Veronica Marcattili
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