«La pandemia ha acuito le nostre vecchie criticità»

15 Dicembre 2020

Di Bonaventura e D’Alberto d’accordo: «Siamo un territorio fragile e penalizzato dalla sua scarsa rappresentatività. Se ne esce solo con una visione d’insieme»

TERAMO. I dati dell'indagine "Qualità della vita 2020" pubblicata ieri dal Sole 24 Ore descrivono una provincia in forte difficoltà e che nell'arco di un anno, a causa anche della pandemia, è retrocessa dalla 56ª alla 76ª posizione nella classifica finale. Tra le province abruzzesi quella teramana è l’ultima, a conferma di come la crisi provocata dal Coronavirus si sia innestata su una situazione già particolarmente difficile e complessa. Novanta gli indicatori presi in considerazione, 25 dei quali documentano le principali conseguenze del Covid-19 su salute, attività economiche e vita sociale. Tra questi nuovi parametri, ad esempio, ci sono i casi Covid in rapporto alla popolazione, che vedono il Teramano al 57° posto con 23,7792 casi ogni mille abitanti). Sei le aree tematiche: ricchezza e consumi dove la provincia risulta al 78° posto (e al 76° per il parametro del reddito pro-capite, pari a 15.763 euro l'anno); demografia e società che la vede al 47° posto ; affari e lavoro per la quale è al 55° posto; ambiente e servizi dove scende al 69°; giustizia e sicurezza dove arriva addirittura all'83° posto; cultura e tempo libero dove risale al 39°.
«L'analisi del Sole 24 ore, che rappresenta sicuramente uno dei report più affidabili, lancia un campanello d'allarme», commenta il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, «in questo territorio manca la programmazione, che non è quella del singolo Comune o della singola area. In una provincia come quella teramana, caratterizzata da una polarizzazione molto forte, da poli industriali impoveriti, da poche aziende di carattere nazionale e internazionale, da un tessuto produttivo fatto di microimprese che risentono di ogni refolo di vento, un anno come questo è devastante. E se ne esce solo avendo una visione generale e di lungo respiro, che deve necessariamente andare oltre il proprio mandato».
La pandemia ha infatti messo in luce le fragilità del territorio, impattando in maniera significativa su un territorio fatto di piccole e medie imprese e che conta il 60% delle presenze turistiche regionali: di fatto i comparti colpiti al cuore dalla crisi generata dal Covid. «Si tratta di dati preoccupanti a fronte dei quali il territorio deve prendere consapevolezza di quelle che sono le sue criticità», commenta il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, «se oggi ci troviamo con questi indicatori, che vanno presi per quello che sono, è per l'eccessiva competitività infraprovinciale. Bisogna comprendere che la provincia cresce solo il territorio cresce tutto insieme, con un rafforzamento del ruolo della città capoluogo come elemento cardine. All'eccessiva competitività interna va poi aggiunto anche il fatto che la provincia di Teramo, dagli organismi sovraordinati, è sempre stata considerata la Cenerentola d'Abruzzo. Quando protestiamo per i contributi per la sanità, che qui arrivano sempre in misura inferiore alle altre provincie, quando protestiamo per i pochi chilometri che ci vengono assegnati per il trasporto pubblico locale, non portiamo avanti solo una battaglia politica, ma una battaglia per la qualità della vita dei nostri cittadini». Teramo sconterebbe dunque una carenza di rappresentatività, destinata peraltro ad aumentare con la cancellazione del collegio elettorale. «Se poi aggiungiamo allo scarso investimento politico istituzionale sul nostro territorio anche la doppia calamità che ci ha colpiti», conclude D'Alberto, «terremoto e pandemia, che hanno inciso pesantemente sul tessuto economico e produttivo ma anche su quello sociale, è evidente come per uscire da questa situazione dobbiamo iniziare a riprogrammare il nostro futuro ma in un'azione di area vasta».
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