La Procura non riapre il caso di Giulia

Respinta l’istanza presentata dai genitori, secondo cui è stato un omicidio. L’inchiesta resta archiviata come suicidio
TORTORETO. Ogni procedimento giudiziario è una successione di atti che scandisce tragedie. Quelle di chi non c’è più, quelle di chi resta a inseguire verità. Come nel caso di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata da un cavalcavia sull’A14. A cinque anni dai fatti e dopo l’archiviazione, la Procura dice no alla riapertura delle indagini chiesta dai genitori della ragazza convinti che si sia trattato di un omicidio. Ma per gli inquirenti resta un suicidio senza la necessità di disporre ulteriori indagini oltre a quelle già fatte.
Due, in particolare, i punti su cui si è concentrata l’istanza di riapertura presentata dall’avvocato Antonio Di Gaspare per conto dei familiari: la testimonianza di un uomo che raccontava di aver visto quella notte la ragazza camminare in direzione del paese e non verso l’esterno (così come invece hanno stabilito le indagini) e la richiesta di nuovi accertamenti investigativi sulle versioni fornite da alcune amiche. Nel giorno della presentazione dell’istanza i familiari sono tornati a manifestare davanti al tribunale, così come già fatto in altre occasioni proprio per chiedere chiarezza nella dinamica dei fatti.
Ad agosto scorso il caso è stato definitivamente archiviato dopo un primo no alla richiesta della Procura che aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e successive indagini. La prima richiesta di archiviazione del fascicolo, che vedeva tre persone indagate per istigazione al suicidio, era stata presentata dalla Procura a marzo 2017, dopo 18 mesi di indagini, ed era stata respinta dal gip Domenico Canosa che accogliendo la richiesta della famiglia di Giulia aveva disposto nuove indagini.
Indagini al termine delle quali i pm Davide Rosati ed Enrica Medori (titolari del fascicolo) avevano presentato una seconda richiesta di archiviazione questa volta accolta dal gip. Un provvedimento che all’epoca aveva scatenato sui social una violenta polemica nei confronti della magistratura tanto che l’Anm, l’associazione nazionale magistrati, era intervenuta sulla vicenda. «Pur nell’umana comprensione del dolore per la tragica fine della giovanissima Giulia Di Sabatino e nella convinzione che le critiche ai provvedimenti giudiziari siano sempre legittime», aveva scritto l’Anm, «si disapprovano e si deplorano le congerie di illazioni e accuse riversate sulla rete telematica che colpiscono le persone dei magistrati in servizio presso la procura della repubblica di Teramo, ai quali si addebitano imprecisate incapacità e finanche collusioni».Da ricordare, inoltre, che davanti al tribunale di Teramo è in corso il processo a un 30enne di Giulianova imputato per pedopornografia e sul cui cellulare sono state rinvenute foto osè della ragazza e di altre due, all’epoca tutte 17enni e quindi minorenni. L’imputato è uno dei tre indagati per istigazione al suicidio della 19enne nel fascicolo archiviato sulla morte.
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