«La Regione può sospendere la fusione»

Immediata la replica di istituzioni e associazioni teramane alle dichiarazioni rilasciate dal governatore Marsilio
TERAMO. Le dichiarazioni del presidente Marco Marsilio sulla mancata competenza della Regione in merito a un’eventuale sospensione del processo di fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila hanno suscitato l’immediata replica del presidente dell’ente camerale teramano Gloriano Lanciotti, del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto e del presidente dell’Api Alfonso Marcozzi, uniti nel contestare la posizione di chiusura assunta dalla Regione.
Il primo ad intervenire sulla questione è stato proprio Lanciotti, che ha risposto a Marsilio anche sulla presunta mancanza di un atto formale da parte della Camera di commercio. «Non voglio fare polemica», ha detto Lanciotti, «ma gli atti sono questi: da un lato c’è la richiesta di sospensione approvata dal consiglio camerale e inviata alla Regione, che il dirigente Tittarelli ha allegato nella richiesta di parere inviata al Ministero, dall’altra ci sono le delibere di altre Regioni, l’ultima quella dell’Emilia Romagna, che hanno sospeso i processi di fusione in attesa che venga chiarito il quadro normativo». Se altre Regioni hanno sospeso l’iter, dunque, per Lanciotti non può esserci un problema di mancate competenze. «La decisione di sospendere l’iter non va a inficiare il procedimento di fusione in atto», ha chiarito Lanciotti, «in quanto si tratta semplicemente di attendere in attesa che si esprima la Corte Costizionale. Auspichiamo che anche i colleghi aquilani, in maniera prudenziale, si muovano come noi e confidiamo che la Regione si assuma la responsabilità di una decisione che è tutta sua».
A sostenere la posizione di Lanciotti anche il sindaco di Teramo D’Alberto, che nei giorni scorsi aveva inviato un apposito documento a Regione e Governo in cui chiedeva alla prima di sospendere l’iter e al secondo di prevedere, nel decreto Sblocca cantieri, una deroga alla fusione per le camere dei comuni del cratere. «Altre Regioni hanno sospeso le fusioni», ha sottolineato D’Alberto, «quindi è chiaro che può farlo anche l’Abruzzo. Sarebbe bene che tale volontà venisse espressa anche da L’Aquila, in ogni caso la fusione messa in campo tra le due camere non rispetta le norme della legge di riordino degli enti camerali, che prevede che la sede principale sia nel territorio dove c’è il maggior numero di aziende». E in questo caso è la provincia di Teramo. Duro rispetto alle dichiarazioni del governatore Marsilio anche il presidente dell’Api Teramo Marcozzi. «Si resta basiti nel leggere le affermazioni del presidente della Regione Abruzzo in merito alla fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila», ha commentato Marcozzi, «Il presidente della Regione Abruzzo forse dimentica che, secondo norma, deve provvedere alla nomina dei componenti del consiglio camerale con apposito decreto da pubblicare sul bollettino ufficiale della Regione». Secondo Marcozzi, dunque, alla luce delle ultime ordinanze del consiglio di Stato e dell’ultima ordinanza del Tar Lazio che ha rinviato gli atti alla Corte Costituzionale e sulla scorta di una precedente sentenza della Corte Costituzionale, la 261 del 13 dicembre 2017, non si capisce quali siano gli elementi ostativi, per la Regione, «all’approvazione della delibera di sospensione sulla fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila atteso che il quadro giuridico di riferimento, non consente di procedere al completamento dell’iter amministrativo». Ieri, intanto, sulla questione è tornato lo stesso Marsilio, che nel dichiarare come in merito all’assenza di atti formali da parte della Camera di commercio di Teramo si riferisse non alla richiesta di sospensione inviata alla Regione ma al fatto che non abbia mai deliberato di «voler recedere dalla fusione volontaria» ha ribadito che l’ente non avrebbe competenze in merito. «Non si può chiedere alla Regione di fare qualcosa che non le compete», ha detto, «o che addirittura va contro la legge stessa».
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