La Savini tornerà nella sua sede storica

26 Ottobre 2019

Via libera della giunta D’Alberto al recupero dell’edificio in centro: ci sono 4,4 milioni, serviranno quattro anni di lavori

TERAMO. La scuola media Savini tornerà nella sua sede storica in centro. Serviranno quattro anni per il recupero dell’edificio che affaccia su via Carducci, sgomberato a metà novembre del 2016 per i danni causati dalle scosse sismiche di quel periodo, ma riaprirà agli studenti. Lo stabilisce una delibera di giunta del Comune, presentata dall’assessore al governo del territorio Stefania Di Padova, che avvia il progetto di ripristino della struttura dichiarata d’interesse culturale anche per la presenza nel suo basamento di elementi archeologici. Il provvedimento comprende anche il miglioramento sismico della scuola elementare De Jacobis alla Gammarana, resa in parte inagibile dal terremoto ma comunque in funzione. Si tratta di due interventi di particolare rilevanza, finanziati rispettivamente con 4,4 e 2,4 milioni di euro con fondi destinati alla ricostruzione pubblica. L’intervento per la Savini ha un cronoprogramma stimato di 1425 giorni, quello per la De Jacobis in 1025 giorni .
Per la Savini la giunta ha invertito la rotta rispetto alla passata amministrazione che aveva accantonato l’idea di recuperare l’edificio storico di via Carducci, dirottando il finanziamento per la realizzazione di una nuova struttura scolastica nell’area del vecchio stadio Comunale. Questa prospettiva, però, non sarebbe mai stata supportata da elementi concreti e così è stata attivata la procedura per il ripristino dell’immobile sgomberato. Nella delibera, tra l’altro, la giunta fa riferimento all'ultimo decreto sisma sulla priorità attribuita agli edifici scolastici che «se siti nel centro storico, dovranno essere ricostruiti nel luogo nel quale si trovavano e in ogni caso, la destinazione d’uso dell’area in cui sorgevano non potrà essere modificata». La scelta di riaprire la Savini, inoltre, risponde alla volontà di contrastare lo spopolamento del centro storico, riportando in quella zona gli studenti che sono stati trasferiti alla Molinari, dove hanno trovato spazio anche gli alunni dell’elementare e materna San Giuseppe.
Nel caso della De Jacobis, per la quale i lavori di sistemazione e miglioramento sismico richiederanno tre anni, l’amministrazione ha valutato lo sviluppo del quartiere in cui si trova connesso agli interventi urbanistici di tipo residenziale e commerciale che lo interesseranno nel prossimo futuro.
A sottolineare il valore strategico della decisione sul recupero dei due edifici è il sindaco Gianguido D’Alberto: «Si persegue la finalità di arginare e anzi di invertire il fenomeno dello spopolamento urbano e commerciale conseguente al sisma da un lato, e dall’altro si fornisce un ulteriore segnale di sostegno a un quartiere fortemente interessato da uno sviluppo pieno di prospettive». In entrambi i casi si tratta, dunque, di interventi che il primo cittadino ritiene di fondamentale importanza per le due aree della città.
D’Alberto fa riferimento anche all’impegno del dirigente Remo Bernardi e dei funzionari dell’ufficio tecnico dell’ente che «pur in una situazione di oggettiva difficoltà, sono riusciti ancora una volta a garantire il raggiungimento di un obiettivo cui l’amministrazione teneva particolarmente».
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