La scuola non rinnova l’accordo: due studenti disabili vanno a casa

Hanno frequentato fino a giugno l’istituto di Villa Vomano grazie a un’intesa con il Di Poppa-Rozzi Il padre di uno dei ragazzi: «C’è un problema burocratico, ma si poteva superare con buona volontà»
TERAMO. Il nuovo dirigente non rinnova la convenzione e due studenti disabili restano fuori dalla scuola. Lontano dai banchi che hanno frequentato negli ultimi anni, lontano dai compagni e da un luogo diventato casa, lontano da un sistema scolastico che fino allo scorso giugno li ha inclusi attuando un percorso su misura per loro. Questa è la storia di due ragazzi teramani che tre giorni prima del suono della prima campanella si sono sentiti dire che per il nuovo anno scolastico non avrebbero potuto far ritorno nell'istituto dove sono cresciuti. La scuola in questione è l'istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Villa Vomano che per consentire ai due studenti, entrambi con disabilità importanti, di completare l’iter di studi nel rispetto dei loro tempi e delle loro esigenze, aveva stipulato una convenzione con l’istituto superiore Di Poppa-Rozzi. La necessità dell’accordo era sorta nel momento in cui i due giovani si erano trovati nell’impossibilità di iscriversi in una scuola superiore perché già maggiorenni. Una norma di qualche tempo fa, infatti, ha introdotto questo limite: chi ha compiuto 18 anni non può chiedere di frequentare un istituto superiore, ma deve seguire corsi serali.
Circostanza, quest’ultima, che per i due studenti non è attuabile per motivi pratici e formativi. Per superare l’ostacolo le dirigenti del Falcone e Borsellino, Maria Letizia Fatigati, e del Di Poppa-Rozzi, Caterina Provvisiero, avevano attivato una convenzione biennale, condivisa con famiglie e Ufficio scolastico, per permettere agli studenti di portare avanti il loro percorso negli spazi della scuola di Villa Vomano. E così è stato fino a giugno. A settembre la convenzione andava rinnovata per quello che sarebbe stato l’ultimo anno di studi per i due. Ma il nuovo dirigente, Candeloro Di Biagio, pochi giorni prima dell’inizio della scuola ha convocato le famiglie dicendo loro che non era più possibile accogliere i ragazzi. «Il dirigente mi ha detto che mio figlio non poteva più tornare, che non era possibile per ragioni burocratiche», racconta il papà di uno degli studenti, «ho chiesto spiegazioni, ho chiesto se fosse possibile superare, come era stato fatto in passato, il blocco burocratico. Ma il dirigente è stato inamovibile. Mio figlio e il suo compagno sono perciò a casa. Sono sconcertato da questa chiusura totale che interrompe un percorso che era fatto anche di inclusione, fondamentale per i ragazzi disabili. Ho visto diversi progressi in mio figlio in questi anni di formazione, l’istituto di Villa Vomano è stato accogliente sotto ogni punto di vista. Sono amareggiato: è difficile credere che non ci sia la possibilità di andare avanti per un altro anno. Secondo noi c’era, ma la differenza la fa la volontà», conclude il papà che sta inoltre aspettando da giorni che gli vengano restituiti dalla scuola i dispositivi di studio del figlio. Un computer che ha dei programmi particolari un adattatore. «Sono strumenti importanti, ci hanno detto che non si trovano più. Presenterò una denuncia», conclude. (v.m.)
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