La sfida di D’Alberto sul teatro: «Farlo nuovo in quattro anni»

Ci sono 10 milioni ma i tempi sono stretti: l’affidamento dei lavori va fatto entro settembre 2023 Il sindaco: «Voglio un’opera condivisa, sarà subito avviato un confronto con le associazioni culturali»
TERAMO. Il nuovo teatro comunale in quattro anni. La ricostruzione post-sisma non solo fisica, legata al ripristino degli edifici lesionati, impone una nuova sfida alla città e a chi la governa. È un progetto ambizioso e ancora tutto da scrivere quello su cui punta l’amministrazione. Nella casella degli interventi finanziati al Comune con il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, l’intervento è sintetizzato in «recupero del teatro comunale». Nelle intenzioni del sindaco Gianguido D’Alberto, però, sarà molto di più.
IL DISTRETTO CULTURALE
«Non si tratterà solo di una sistemazione della struttura esistente», spiega, «ma di un’operazione molto più profonda e radicale, una rigenerazione». Questo termine, a detta del primo cittadino, rende appieno l’idea del tipo di intervento su cui punta il Comune e della prospettiva in cui s’inserisce: «Quella di una ricostruzione che sia anche sociale e culturale», tiene a precisare D’Alberto. Il teatro comunale «rigenerato» diventerà dunque il fulcro di quello che il sindaco definisce «il distretto della cultura in centro storico». La nuova struttura «dialogherà» con l’Arca, il laboratorio di arte contemporanea allestito nell’ex provveditorato, e la pinacoteca, ma anche con la sala ipogea in piazza Garibaldi, per la quale sono in arrivo ulteriori risorse sempre tramite il Pnrr, e l’istituto musicale Braga che, dopo una lunga peregrinazione post-terremoto, ha stabilizzato la propria sede negli uffici ex Inail di corso San Giorgio.
SOLDI E TEMPI
«Si tratta di una sfida, che si aggiunge agli interventi che stiamo già portando avanti, come ad esempio la riqualificazione del teatro romano», tiene a ricordare D’Alberto. I soldi ci sono per tradurre in pratica l’idea di ridefinire uno spazio culturale di riferimento per la città nella sua collocazione storica, lì dove sorgeva l’antico teatro abbattuto nel 1959 per fare spazio alla Standa, capostipite dei grandi magazzini e allora simbolo della modernità. Il Pnrr ha destinato all’opera dieci milioni di euro che sarebbero sufficienti a realizzare quell’intervento radicale prospettato dal primo cittadino. I tempi, però, sono serrati ed è qui che si gioca soprattutto la sfida indicata da D’Alberto e destinata ad andare oltre la conclusione del suo primo mandato. «Le scadenze dettate dal piano nazionale sono contingentate in diversi step», spiega il sindaco, «il primo, probabilmente quello più sfidante, è fissato a settembre 2023 con l’affidamento dei lavori».
IL CONFRONTO
Nel giro di poco più di un anno e mezzo, dunque, il Comune dovrà avere il progetto e chiudere la gara d’appalto. Sarà insomma una corsa all’ultimo respiro, considerati i meccanismi della pubblica amministrazione, anche perché si punta su una soluzione partecipata. «Avvieremo un confronto con le associazioni che operano in campo culturale», evidenzia D’Alberto, «per condividere l’idea di teatro che vogliamo e che sia funzionale alla città». La condivisione, però, rischia di rallentare la procedura. «Partiremo subito», precisa il sindaco, «valutando l’intervento possibile sulla base del finanziamento di cui disponiamo: poi saranno i tecnici a indicare le soluzioni». D’Alberto fa un’ipotesi suggestiva: «Una possibilità», conclude, «è quella dell’abbattimento dell’edificio attuale con ricostruzione di una nuova struttura».
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