La storia di Antonio, solo a 87 anni nel borgo teramano crollato per il terremoto

È l’ultimo abitante di Castiglione della Valle ma rifiuta di andarsene: "Non ho paura delle scosse e la mia casa è solida, faccio tante cose e ho la compagnia di tv e telefono, perché lasciare tutto?"
COLLEDARA. «Io rimango a casa mia perché non ho paura del terremoto e nemmeno di restare solo!». Questa è la decisione di Antonio, 87 anni, unico abitante di Castiglione della Valle di Colledara dopo la chiusura dell’intero borgo medievale a causa dei tanti crolli che si sono registrati. Castiglione è stato interamente distrutto dai terremoti che si sono susseguiti e tutti i suoi abitanti sono dovuti andare via. Una famiglia di inglesi è stata l’ultima a lasciare la propria abitazione a mattoncini con vista Gran Sasso, lasciando Antonio solo ma deciso a continuare la sua vita.
«Da giovane sono stato in Svizzera e dopo tanto lavoro io e mia moglie abbiamo deciso di tornare nella terra natia lasciando i nostri figli all’estero», racconta l’anziano, «ma nel 1987 mia moglie è venuta a mancare e da allora non ho più voluto abbandonare la nostra casa». Antonio trascorre le sue giornate tra tante attività. «Ho le giornate sempre piene tra la campagna, il mio piccolo allevamento, la cura della casa, la spesa e poi la caccia, la pesca, mi piace trovare i funghi e taglio la legna da solo. La noia non so davvero cosa sia. Quando ero piccolo abitavo in aperta campagna e non c’era nulla, ma oggi ci sono la tv e il telefono, ma soprattutto la mia amata montagna a farmi compagnia».
E la mattina del 30 ottobre Antonio era nel bosco a caccia. «Tremava tutto e mi sono dovuto appoggiare, ma non mi sono spaventato, anzi la mente è tornata al sisma degli anni '50 quando c’erano i miei genitori», continua a raccontare. «Nel 2009 dopo la scossa mi sono riaddormentato. Mi cercarono, non rispondevo e credettero che fossi morto o scappato. Quando c’è stata l’alluvione sono stato 38 giorni senza energia elettrica».
La casa di Antonio situata all’inizio del borgo e che affaccia proprio sulla piazza ha solo piccole lesioni, ma lui, per non abbandonarla, si è fatto costruire una scala posteriore in modo da poter rientrarvi senza passare nella zona rossa. Nessuno riesce a convincerlo a trasferirsi in un posto più sicuro. «Io la notte dormo tranquillo, tanto il terremoto lo sento anche se mi spostano altrove. Amo la mia montagna, il mio paese e la mia casa che è solida. Me ne andrei solo se le condizioni dell’edificio peggiorassero. Una volta qui c’era tanta gente e spero che si possa tornare allo splendore dei bei tempi e dimenticarci questi giorni duri».
Il comune di Colledara è uno dei più colpiti nel Teramano dall’ultimo evento sismico. Per i crolli è stata disposta l’istituzione di zone rosse nei centri storici di Castiglione, Villa Petto e Cretara, ma i danni sono diffusi su tutto il territorio comunale con molti edifici lesionati. Più di trenta nuclei familiari sono stati sgomberati in questi giorni e il numero degli sfollati dal 24 agosto è di circa 122 persone, ospitate nelle strutture ricettive locali. I cimiteri sono chiusi e l’economia è in ginocchio. I turisti sono scappati, quattro allevatori hanno le stalle con danni, le attività commerciali del territorio soffrono la situazione drammatica di tutta la vallata. «Ciò che più mi preme», dichiara il sindaco Manuele Tiberii, «è che venga data attenzione alla difficile situazione del mio comune che è notevolmente peggiorata rispetto al 2009».
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