La sua battaglia per l’acqua sostenuta da 3mila firme

28 Dicembre 2022

TERAMO. Al mondo si mostrava come un tipo battagliero, Elso Castelli: come uno che non aveva paura di niente. Dal 2018 non era più solo un medico di base molto stimato, era diventato un protagonista...

TERAMO. Al mondo si mostrava come un tipo battagliero, Elso Castelli: come uno che non aveva paura di niente. Dal 2018 non era più solo un medico di base molto stimato, era diventato un protagonista delle cronache locali prima per aver lanciato una campagna contro la possibile chiusura dell’Uccp, l’unità di cure primarie della Asl che accoglie diversi medici di base, e poi per aver creato il comitato “Azione popolare”, la cui finalità, diceva Castelli, è «la tutela della salubrità dell’acqua del Ruzzo, messa a rischio dal laboratorio di fisica nucleare e dai tunnel autostradali». La battaglia di “Azione popolare” è stata condotta senza esclusione di colpi, anche con denunce penali, e con Castelli sempre in prima linea. Il medico non ha avuto timore di dichiarare in televisione che nell’entroterra c’era un grosso aumento delle patologie tumorali forse legato al possibile inquinamento dell’acqua del Gran Sasso e non ha avuto esitazioni nell’avviare una raccolta di firme che aveva un obiettivo ambizioso, forse utopistico: arrivare a un referendum regionale per chiedere la chiusura dei laboratori di fisica nucleare. La soglia delle firme necessarie per un referendum regionale è cinquemila, e Castelli con i suoi collaboratori prima che arrivasse il Covid era arrivato oltre le tremila. Ultimamente aveva annunciato la volontà di riprendere la raccolta e aveva fatto affiggere manifesti 6x3 sull’attività del comitato, il cui logo era stato disegnato dai due figli adolescenti. Dopo la sua tragica morte non è certo che “Azione popolare” possa continuare la sua battaglia.(d.v.)