«La Val Fino è martoriata ma la mia terra ce la farà»

La testimonianza dell’avvocato Wania Della Vigna che abita ad Arsita: «Dai danni di due terremoti alla grossa nevicata nulla ci è stato risparmiato»
TERAMO. «I due terremoti, la grossa nevicata, la zona rossa: alla Val Fino non è stato risparmiato nulla. Ma anche da questo momento si uscirà con coraggio e determinazione». Il dolore è materia delicata e ci sono molti modi per raccontarlo, per sottrarlo all’usura del tempo. Wania Della Vigna lo sa bene. L’ avvocato, in prima linea nella difesa di tante famiglie sconvolte dai terremoti – dall’Aquila, di cui il tempo scandisce l’11° anniversario, ad Amatrice – e delle vittime di Rigopiano, è di Arsita, uno dei comuni della zona rossa della Val Fino.
Il suo è uno stare sui fatti giorno per giorno. Tra cronaca e diritto. Con uno sguardo, nonostante tutto, aperto sull’orizzonte. «Perché c’è sempre un domani», dice in questi giorni di paura e sconforto, di isolamento e incertezze, «anche se oggi siamo in una situazione unica, probabilmente mai vissuta dal secondo dopoguerra. Una realtà in cui si teme per la vita dei propri cari, per la vita di quelli che sono impegnati in prima linea dai medici ai volontari, dai commercianti a tantissimi altri lavoratori. In questo scenario direi mondiale la Val Fino è una zona martoriata, già isolata per la storica assenza di adeguate vie di comunicazione, che ha subito danni gravissimi dai due terremoti con uno spopolamento continuo e inarrestabile. Ma la gente che è rimasta è gente coraggiosa e attaccata al suo territorio. Io stessa ho scelto tanti anni fa di aprire lo studio legale ad Arsita».
Dopo i terremoti, in particolare quello del 2009 con una ricostruzione lenta e non ancora completata, è arrivata la grande nevicata del gennaio 2018 con questa zona rimasta isolata, lasciata per giorni senza corrente elettrica con i pacchi di viveri e medicinali lanciati dagli elicotteri come nelle zone di guerra. Poi sono arrivate le alluvioni a sbriciolare le già malandate strade. «Quando è scoppiata la pandemia ho sperato che quello che è uno storico isolamento, proprio a partire dalle condizioni delle vie di comunicazione, potesse renderci immuni dal virus, che non ci potesse essere una diffusione così vasta e importante», continua, «ma così, purtroppo, non è stata. Da settimane assistiamo a tanti contagi e alla morte di tantissime persone. Uomini e donne che muoiono da soli, lontani dai propri cari impossibilitati a star loro vicini negli ultimi momenti, ad accompagnarli al cimitero. Questo è veramente straziante».
Per far scorrere di nuovo la vita bisognerà ripartire da chi ce l’ha fatta, senza scordare tutto il resto. Perché per onorare le vittime bisogna conservare la memoria di ciò che è stato. «Ci sono tante persone che guariscono», dice l’avvocato, «con loro e da loro che bisogna ripartire, che bisogna andare avanti. La gente della Val Fino è abituata al sacrificio, al sacrificio quotidiano di doversi sempre adattare a situazioni esterne, ha grandi capacità di reagire». Anche quando è nel ventre devastante di una guerra come una pandemia. «E come in tutte le guerre c’è un caos interpretativo delle norme», conclude, «ogni giorno ricevo decine di telefonate da chi cerca di capire le ordinanze da un punto di vista legale, i moduli per gli spostamenti che cambiano di giorno in giorno, per capire cosa fare per essere sottoposti a tamponi. Penso che in questo momento sia necessario garantire il massimo del contenimento e rispettare tutte le norme. Solo così si riuscirà a fermare l’avanzata del virus».
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