«La vendita di Julia non è stata un affare: ecco perché»

GIULIANOVA. Il Cittadino governante torna sulla vendita della Julia servizi, facendo un paragone tra Giulianova e il Comune di Francavilla che, lo scorso anno, ha venduto la sua partecipata da 1.700...
GIULIANOVA. Il Cittadino governante torna sulla vendita della Julia servizi, facendo un paragone tra Giulianova e il Comune di Francavilla che, lo scorso anno, ha venduto la sua partecipata da 1.700 utenti per una cifra superiore a quella dell'acquisto della Julia, che di utenti ne ha 14.500. «Il Comune di Francavilla un anno fa», spiega il movimento rappresentato da Franco Arboretti in consiglio comunale, «ha venduto a 5 milioni 526mila euro Alento gas, la sua partecipata per la vendita del gas, con 1.700 utenti e ricavi per circa 6 milioni nel 2013, partendo da una base d'asta di 3.664.000 euro, su cui gareggiarono 4 offerte. Il Comune di Giulianova ha venduto Julia Servizi a 5 milioni 387mila euro pur avendo 14.700 utenti, un impianto di trigenerazione con rete distributiva e ricavi per oltre di 7,3 milioni di euro nel 2014. L'offerta pervenuta è stata una sola, non contrastata da alcuno, e sostanzialmente in assenza di una vera gara. In sintesi Francavilla con una società di 1.700 utenti, e ovviamente meno ricavi, e senza l'impianto di trigenerazione ha incassato 139mila euro in più rispetto a Giulianova».
Arboretti incalza ricordando che il Cittadino governante aveva ribadito più volte la non necessità di vendere l’unica partecipata comunale in attivo. «La vendita di Julia Servizi non è stata un affare per la città ed i cittadini», continua Arboretti, «ogni trionfalismo è fuori luogo. La sbandierata inevitabilità della vendita è assolutamente opinabile e c'erano senz'altro i margini per poter porre almeno un quesito al ministero». A riprova di ciò, il gruppo cita anche le pagine di un quotidiano nazionale che, lo scorso 9 marzo, recitava: “Il decreto di attuazione della riforma Madia è stato licenziato dal governo ed è in attesa di passare al Parlamento. Entro fine anno ci sarà una ricognizione delle società controllate dei Comuni e il prossimo anno inizieranno le liquidazioni, cessioni e fusioni che ridurranno da 8mila a mille le società”. E' una sola, dunque, la conclusione a cui giunge lo schieramento politico e cioè che «l'inevitabilità e l'urgenza della vendita erano una montatura per fare cassa. Agli amministratori interessava solo vendere per gestire i soldi del ricavato, magari in vista delle prossime elezioni».
L'ultima richiesta di Arboretti è almeno quella di interrogare tutte le parti politiche su come utilizzare i proventi della vendita. (m.t.)
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