Lanciato il caffè bollente contro un agente di polizia

Tensione con i detenuti nel carcere di Castrogno, l’appello del sindacato Sinappe: «Fortunatamente il collega è uscito indenne, ma servono provvedimenti»
TERAMO. Ancora un agente di polizia penitenziaria aggredito nel carcere di Castrogno. A denunciare è il sindacato Sinappe che parla di un agente a cui un detenuto ha lanciato addosso un bicchiere di caffè colpendolo sulla divisa. Il fatto è avvenuto nella giornata di domenica e il sindacato nel denunciare il caso lamenta il fatto che con la pandemia si sono fermati i trasferimenti dei detenuti ritenuti pericolosi. L’agente colpito non si è fatto refertare.
Così dice il segretario regionale del sindacato Alessandro Luciani: «Nelle ultime ore si è registrato ancora una volta un increscioso episodio nel carcere teramano di Castrogno ai danni di un agente di polizia penitenziaria che si è visto pesantemente bersagliato dal lancio di liquidi bollenti sul volto e pesanti minacce rivolte alla sua persona e ai suoi familiari da parte di un detenuto di origine albanese non nuovo a fatti di violenza all'interno dell'istituto. Fortunatamente il collega è uscito indenne almeno fisicamente da questo grave episodio».
Luciani esprime tutta la sua solidarietà e del sindacato all’agente colpito e lancia un appello al Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. «Ci auguriamo che il Dap prenda provvedimenti esemplari», aggiunge, «con l'auspicio che più in generale riveda, in tema di trasferimenti, l'intera normativa Covid finora di fatto motivo di ostacolo alla concreta garanzia del mantenimento dell'ordine e della sicurezza all'interno dei penitenziari». Secondo il sindacato, infatti, i nuovi regolamenti introdotti con la pandemia hanno di fatto rallentato il trasferimento in altre strutture di detenuti ritenuti pericolosi. E il segretario regionale del Sinappe ricorda come appena scorso 30 settembre sempre nella casa circondariale teramana «un detenuto di origine magrebina era stato sorpreso nell'intento di occultare, sulla propria persona, un micro telefonino cellulare. Il rinvenimento aveva poi scatenato la reazione di un altro detenuto richiedendo l'intervento degli agenti penitenziari».(d.p.)
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