Lanciotti: Valle Castellana resti abruzzese

3 Marzo 2020

Il presidente della Camera di commercio: «Perdere quel comune sarebbe un segnale di decadenza»

TERAMO. «Per motivazioni di carattere storico e sociale, la provincia di Teramo non può perdere una porzione di territorio e un patrimonio di culturale, sociale, storico ed economico quale quello che incorpora l’ambito comunale di Valle Castellana». Lo scrive in una nota il presidente della Camera di commercio teramana Gloriano Lanciotti in vista del referendum di domenica prossima, 8 marzo, relativo al passaggio del comune di Valle Castellana nella regione Marche.
Lanciotti ricorda che «dopo il capoluogo di provincia, Valle Castellana è il comune con l’estensione territoriale più grande (131 kmq), con oltre 40 frazioni – alcune delle quali di grande interesse storico e turistico – e con importanti testimonianze (Castel Manfrino, Castello Bonifaci di Vallenquina). Nel comune, nonostante lo spopolamento che caratterizza da anni tutta l’area montana e accentuato dagli effetti del terremoto, risiedono quasi mille persone e sono attive 106 imprese che occupano circa 150 dipendenti. Quasi la metà delle imprese opera tuttora nelle attività agricole e della zootecnia e un numero significativo nelle attività del commercio, della ristorazione e della ricettività. Di notevole pregio dal punto di vista ambientale, il territorio di Valle Castellana rappresenta una ampia e fondamentale porzione del territorio dei Monti della Laga e del Parco nazionale».
Lanciotti non nega i problemi di collegamento tra Valle Castellana e il capoluogo e auspica: «La montagna teramana necessita di una concreta programmazione di medio/lungo periodo, che preveda interventi concreti e immediati per creare le condizioni sufficienti affinché i giovani possano continuare a vivere in montagna. Bisogna investire su reti intercomunali di servizi. È necessario assecondare e supportare la voglia di fare impresa dei giovani, anche attraverso inseminazioni imprenditoriali dall’esterno, indirizzate verso quelle attività proprie del sistema montano, quali l’agricoltura di qualità, la zootecnia, la silvicoltura, il turismo, la green economy, l’artigianato di produzione e quello tradizionale».
«Per la provincia di Teramo», conclude Lanciotti, «perdere il comune di Valle Castellana significherebbe frantumare un assetto territoriale, storico, sociale, economico e culturale che ha caratterizzato la storia della nostra provincia e sarebbe un ulteriore, irreversibile passo verso il decadimento sociale ed economico della provincia teramana».