Latte, è guerra sul prezzo: «Così non si va più avanti»

Atri, allarme da oltre 50 allevatori: «Costi alti e introiti minimi, siamo al collasso» Coldiretti chiede l’intervento della Regione: «Tavolo con la grande distribuzione»
ATRI . Parte da Atri la protesta contro il latte sotto costo. Sono oltre 50, tra allevatori e produttori che operano nei terreni del comprensorio di Silvi, Pineto e la Val Fino, che al momento non riescono ad andare avanti. Il prezzo riconosciuto dal mercato di 39 centesimi al litro non riesce coprire i costi. Il segretario dell’ufficio Coldiretti di Atri Alberto Italiani evidenzia come sul territorio la situazione sia grave e dice: «Il collasso se non si interviene sarà prossimo, i lavoratori non vogliono fermare il lavoro nei campi e nelle stalle, nonostante siano sempre più strozzati dalle speculazioni in atto che riguardano tutti i prodotti del made in Italy. Abbiamo ricevuto richieste di fare qualcosa». Il problema non riguarda solo gli allevamenti e le ditte casearie che sono circa una decina sul territorio, ma anche coloro che coltivano il grano che operano su oltre 300 ettari tra Pineto e Atri, considerando le tenute dell’azienda agricola Ricciconti.
«Il prezzo rischia di impennarsi anche sui cereali», evidenzia Italiani, «il gasolio e i concimi sono alle stelle, occorre trovare una via d’uscita: a breve è prevista una manifestazione nazionale sul tema ed Atri si sta attrezzando». Il direttore regionale della Coldiretti Danilo Merz rincara la dose. «L’Ismea, l’istituto per il servizi per il mercato agricolo alimentare, ha dichiarato che i costi di produzione per il latte sono fissati a 44 centesimi ed è ovvio che i produttori non possono lavorare sottocosto. Abbiamo chiesto all’assessore all’agricoltura della Regione Emanuele Imprudente di convocare un tavolo, sia con produttori che con i rappresentanti della grande distribuzione che ha aumenta i prezzi allo scaffale sia del latte di 30 centesimi, che dei formaggi di circa un euro al chilo. Coldiretti è mobilitata su questi temi e se non arriveranno risposte protesteremo anche in accordo con altre regioni. Siamo a fianco degli allevatori e produttori: il prezzo del latte deve coprire i costi di produzione, faremo anche denunce se necessario non è accettabile che si pretenda che i coltivatori che lavorano 365 giorni l’anno devono produrre latte anche sotto pagato». La realtà, denuncia in sintesi la Coldiretti, è che per potersi permettere un caffè al bar, gli allevatori devono mungere tre litri di latte pagati alla produzione solo qualche decina di centesimi. Questo, anche considerando che gli aumenti vanno dal 70% per l’energia, con picchi del 110%, al 40% per l’alimentazione per gli animali.
Si chiede una corretta ridistribuzione del valore all’interno della filiera, senza speculazioni e rincari. Ad Atri inoltre continuano le richieste di alcuni imprenditori agricoli di potenziare l’ufficio per l’agricoltura al fine di espletare senza lungaggini le varie pratiche burocratiche e amministrative.
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