Lavori nel Gran Sasso, il Ruzzo sarà garante

30 Gennaio 2019

Messa in sicurezza da 171 milioni: l’acquedotto realizzerà il potabilizzatore per tenere pulita l’acqua

TERAMO. Un primo passo concreto verso la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso. La bozza di delibera regionale che contiene quanto deciso dalla “commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” pubblicata anteprima dal Centro, stabilisce chi deve fare cosa e soprattutto quanti soldi sono necessari.
La bozza di delibera si basa sui piani di intervento presentati dai tre soggetti interessati: Laboratori di fisica nucleare, Strada dei Parchi ed Ersi. Una bozza di delibera che la giunta regionale potrebbe decidere di approvare a giorni, prima della sua scadenza. La delibera, sostanzialmente, serve a cercare fondi al governo «visto che le due infrastrutture sono di rilevanza nazionale/internazionale»: servono in totale 171 milioni 923mila euro. E’ la somma delle spese previste da tre studi: di Strada dei parchi, dell’Infn e dell’Ersi. La somma maggiore riguarda le opere per l’A24, 104 milioni 333mila euro. Più contenuta la spesa per i laboratori: 14 milioni 590mila euro. Ai due acquedotti, Ruzzo Reti e Gran Sasso Acque toccherà realizzare un potabilizzatore a sistemi modulari, con impianto di ozonizzazione, da 53 milioni.
«Si tratta di lavori esclusivamente difensivi», spiega la presidente del Ruzzo, Alessia Cognitti, «noi non possiamo far altro che creare un potabilizzatore all'imbocco del Gran Sasso che consenta di potabilizzare l'acqua durante gli interventi di messa in sicurezza. Attualmente quando ci sono lavori, occasionalmente, mettiamo l'acqua “a scarico”. Ma nel caso della messa in sicurezza dureranno del tempo, per cui sarà difficile mettere per così tanto l'acqua a scarico, la provincia non può fare a meno dell’acqua del Gran Sasso. Il nostro ruolo è tutelare i cittadini in caso di complicazioni durante i lavori di messa in sicurezza».
Insomma, gli acquedotti non devono fare lavori su condotte o pavimentazioni, ma difendere l’acqua quando gli altri fanno lavori. «Un ruolo, quello difensivo degli interessi della comunità, colto in pieno dal presidente della Provincia Diego Di Bonaventura che nel recente convegno a Montorio», osserva Cognitti, «con un’analisi serena e scevra da condizionamenti politici che muovono molti in questi giorni, ha riconosciuto il fatto che il Ruzzo si trova in una situazione in cui non può far altro che difendere la salubrità dell’acqua da eventuali incidenti. Ribadisco la potabilità dell’acqua, anzi ricordo che la nostra è un’acqua di sorgente con caratteristiche di eccellenza». (a.f.)
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