Lavoro fra termometri e caccia alle mascherine
Alla Glm si misura la temperatura agli operai, nei servizi niente dispositivi di sicurezza
TERAMO. C’è tensione sui posti di lavoro, per il timore dei contagi. Nell’industria metalmeccanica c’è una situazione a macchia di leopardo. Alcune aziende applicano gli accordi sindacali sulla sicurezza. La Glm di Castelnuovo ha acquistato apparecchi per misurare la febbre all'entrata e all’uscita «sentendosi con le Rsu e gli Rls per cercare di tamponare il contagio con verifiche quotidiane», spiega Marco Boccanera segretario della Fim Cisl, «ed è stato fermato lo straordinario del sabato. La Pcm di Villa Zaccheo ha fermato per quattro ore la produzione per la sanificazione. L’azienda ha ordinato le mascherine, cercando di recuperarle sul mercato. La Metallurgica abruzzese ha donato mille mascherine e attua il protocollo d'intesa con la Rsu. Noi comunque diciamo a chi può di fermarsi».
Chi non si ferma, anzi è costretto a intensificare la produzione sono le aziende contoterziste nell’automotive, che dipendono dalla Germania. «Ha preso al cappio le aziende italiane, addirittura aumentando i volumi rispetto a prima. Se le aziende si fermano, perdono ordine e cliente. La Germania sta facendo scorte in previsione della fermata che avverrà da loro. Quindi noi siamo esposti al contagio e non è detto che salviamo le commesse: se fra 15 giorni si fermerà la Germania questo si ripercuoterà su di noi. E’ una scelta difficile fra la salute dei lavoratori e il lavoro futuro». Luci ed ombre dunque nel settore metalmeccanico i cui lavoratori «si stanno sacrificando, al pari degli operatori sanitari. Non si capisce che fanno le associazioni degli industriali e bisogna capire se i controlli vengono effettuati nelle aziende in cui non siamo presenti», conclude Boccanera.
Non va meglio nei servizi. La Filcams Cgil esprime «profonda preoccupazione per la situazione in cui si trovano le lavoratrici e i lavoratori dei supermercati, delle pulizie e delle mense, delle pulizie e delle mense degli ospedali, della vigilanza, degli autogrill, i farmacisti, che, come in una trincea urbana, escono ogni giorno dalla quarantena per consentire a noi tutti di vivere la nostra». La Filcams lancia un allarme perché il “decreto Conte” e il protocollo di intesa a tutela della salute dei lavoratori non viene rispettato in molti luoghi di lavoro della provincia. «Contestiamo fortemente la mancata consegnata dei Dpi, i dispositivi di sicurezza individuale», ricordano il segretario Mauro Pettinaro e Natascia Innamorati. (a.f.)

